TESTIMONIANZE

Pubblichiamo le ultime testimonianze.

DIRITTI UMANI NELLA REALTA’ DEI SERVIZI PSICHIATRICI

Sono una persona impegnata nel sociale e nel volontariato , vorrei segnalare qui alcuni aspetti del settore della psichiatria territoriale e riportare l’attenzione  riguardo a tante situazioni incresciose che continuano a manifestarsi. L’ennesimo caso di abuso e incuria anche questi giorni su tutti i giornali in una comunità psichiatrica ad Assisi.

Innanzitutto ci sono molte strutture e comunità che nonostante la tanto decantata riforma Basaglia, lo stesso Basaglia aveva forti dubbi sul processo di deistituzionalizzazione , si rivelano ancora come istituzioni chiuse fortemente  repressive, segno di un passato manicomiale ancora presente e vivo; le persone non hanno diritti alcuni una volta entrate in questa rete , e qui si verificano abusi e ingiustizie disumane e incredibili: privazione della libertà personale, di ogni libertà decisionale , di tutele , coercizione e violenza per quanto riguarda i trattamenti medici e psicologici, discriminazioni, pregiudizi.

Nella maggior parte delle strutture abitative comunitarie e nei servizi territoriali ambulatoriali mancano o sono carenti di veri programmi e iniziative riabilitative, ricreative, attività diurne , progetti volti all’ autonomia e all’ inserimento sociale e lavorativo del soggetto nella società. Le  conseguenze arcinote e sotto gli occhi di tutta la comunità, sono una cronicizzazione del disagio e l’ abbandono a se stessi di questi individui che rimangono soli e inascoltati. Aspetti questi molto gravi e ricorrenti.

Ancora oggi non esistono vere tutele e legislazioni a favore dei diritti delle persone soggette ai servizi psichiatrici . Non sono mai esistiti. Il cosiddetto LIBRO VERDE o la Conferenza di Helsinkj del 2005 per non parlare dello scandaloso “Manuale diagnostico dei disturbi mentali”, sono i manifesti del razzismo pregiudiziale e degli strumenti repressivi inefficaci di cui fa uso e abuso la vecchia psichiatria classica per cercare di contenere e spiegare la cosiddetta “malattia mentale” (presunte patologie psichiche mediante categorizzazioni e statistiche basate su nessuna reale evidenza scientifica concreta) .

Con tutto ciò che ne consegue : abuso di psicofarmaci ( in Umbria questi ultimi anni si è registrato un aumento notevole delle prescrizioni farmacologiche) abuso di diagnosi spesso sbagliate , invalidazioni, interdizioni, esclusione socio-lavorativa.

I servizi territoriali si rivelano incapaci di fornire una risposta adeguata alla crescente richiesta di aiuto e sostegno: risorse forse carenti o mal utilizzate e investite, linee guida e standard clinici obsoleti e inadeguati per la situazione attuale. Ad oggi risultano come unici mezzi o prevalenti : TSO e ricoveri, somministrazione massiccia di psicofarmaci .

Oltre L’50% delle risorse del fondo sanitario regionale viene impiegato nei ricoveri presso le residenze e comunità protette che nella maggior parte dei casi si rivelano luoghi di stazionamento prolungato e disfunzionale.

Non esiste legge al mondo che possa arrogarsi il diritto di spogliare le persone della propria identità e personalità civile e giuridica.

Togliere a una persona il diritto alla libertà ( fisica, psichica, di opinione , movimento, decisionalità…) è un crimine. Limitare o deprivare una persona della propria autonomia e capacità di scelta è un crimine.

Perché il punto è proprio questo : parliamo solo e sempre di PERSONA, non di cosa o diagnosi o caso clinico. PERSONA.

Nel PROGETTO DI LEGGE PER LA TUTELA SALUTE MENTALE approvato dalla Camera dei dep. Il 15 dicembre 2009, si legge che “le regioni sono responsabili dell’organizzazione e strategie di intervento dei DSM , stabiliscono i finanziamenti, accreditamenti, istituiscono tribunali per i diritti dei malati…..” si parla anche di commissioni di controllo , indici di qualità dei servizi, obiettivi da raggiungere…. Punti che si rivelano mai toccati o inesistenti. A cosa servono i vasti consensi e le belle parole se le sbarre continuano a esistere nelle nostre teste e nelle nostre coscienze?

Occorre svecchiare la situazione statica perugina , occorre rivedere e mettere in discussione una volta per tutte la questione e le problematiche degli spazi psichiatrici del territorio e strutturare interventi più incisivi e delineati in rispetto soprattutto alla dignità e libertà dell’individuo.

“a che cosa servono i vasti consensi suscitati dalla denuncia della violenza manicomiale e la promulgazione della nuova legge sull’assistenza psichiatrica se le mura dei moderni manicomi mantengono ancora il loro tragico dominio di sfruttamento? ” Ernesto Venturini “ Il giardino dei gelsi” 1979.

Perugia                                                                                 Eleonora  Favaroni

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MA  QUALE  CURA?

Sono stato ricoverato per la prima volta nel 2014 in seguito ad un forte contrasto emotivo con la struttura che mi ha preso in carico da molti anni a causa del mio comportamento/carattere non idoneo alla vita sociale ed economica del paese. Ho sempre avuto difficoltà di inserimento sociale e lavorativo per via del mio modo di essere e di pensare contrastante con il Sistema Italia. Per “protesta” mi sono progressivamente isolato dal mondo fino a chiudermi in casa e non uscire mai. Insomma secondo il mondo esterno soffrivo di una forte depressione (e le cause non interessano a nessuno?) che andava assolutamente curata. Quindi sono stato sbattuto al CSM a incontrare mensilmente uno psichiatra e ad assumere psicofarmaci che col passare degli anni si sono moltiplicati, partendo da uno sono arrivato a tre e le dosi sono state sempre progressivamente alzate.

Dopo un periodo di tempo abbastanza lungo e molto collaborativo da parte mia, anche a causa di una vicenda molto dolorosa che mi è accaduta, ho avuto la mia prima reazione ostile al servizio (da loro chiamato attacco psicotico), ho semplicemente protestato in maniera molto emotiva, ma non ho aggredito nessuno fisicamente ne ho rotto niente, del fatto che non mi sentissi curato dal loro sistema, ma l’opposto. La loro cura consiste nel reprimere sempre di più le emozioni negative della vita (rabbia naturale o attacco psicotico?) usando gli psicofarmaci che bloccano tutto il nostro organismo opprimendolo in maniera mai vista prima nella storia umana. Una volta si usavano le catene, adesso si usano queste sostanze chimiche di alta scienza dette psicofarmaci. Le presentano come medicamenti, quindi dobbiamo pensare che siano per il nostro bene e che loro abbiano tutto l’interesse per curarci e renderci felici, siccome noi siamo resi infelici dalla malattia mentale. Un modo per stigmatizzarci, farci sentire in colpa, diversi dagli altri, esclusi. E’ molto triste la realtà quando inizi ad avere una reale consapevolezza di quello che ti fanno. Quasi impossibile uscirne, ti senti in trappola, imprigionato per sempre nel loro sistema di cure, nel manicomio (era magicamente stato abolito, ma nella sostanza si è solo evoluto meglio).

Dopo aver avuto il contrasto con gli operatori psichiatrici sono stato circondato in maniera molto minacciosa da tutti gli operatori presenti (psichiatri, infermieri) e sono stato costretto di fatto al ricovero coatto durato tre settimane e ad un immediato ricovero di 6 mesi in una struttura esterna, una cosiddetta comunità. Mi è stata cambiata totalmente la terapia farmacologica prescrivendomi un depot (iniezione a lento rilascio), Così da farmi sentire ancora più soggiogato e prigioniero. Nel frattempo però erano aumentate nei miei confronti delle finte attenzioni amorevoli che non facevano altro che aumentare il controllo nei miei confronti.

Infine sono stato ricoverato una seconda volta due anni dopo perché non mi sono presentato all’iniezione e li avevo veramente voglia di morire, perché ti senti annichilito e senza speranze di una vita dignitosa. Essere un paziente psichiatrico vuol dire avere meno diritti di qualsiasi altro membro della società, se hai consapevolezza mentre ti accade tutto ciò è terribile, molti pazienti finiscono per convincersi che hanno diritto alle cure e che è un sistema che li tutela.

La mia esperienza è stata questa, non credo che cambino le cose visto quello di cui è capace l’essere umano, la sua crudeltà, la sua meschinità, la sua bassezza.

Sono stato punito perché ho osato protestare contro questa struttura umana?

Giudicate voi.

Voghera (Pavia) – giugno 2017

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LA MIA  STORIA…

Buongiorno, vi racconto la mia storia. Sono stata curata per 10 anni con un
cocktail di psicofarmaci composto da neurolettici ansiolitici antidepressivi e….non lo sapevo! Pensavo che questo psichiatra mi curasse per depressione!!Tutto questo è cominciato all’età di 35 anni. Verso i 45 decido di fare la patente (che non avevo mai fatto) e chiedo a questo dottore il certificato da portare alla motorizzazione.

Nel certificato c’era scritto che io soffrivo di psicosi!! Rimango sbalordita e chiedo chiarimenti al suddetto dottore. NON mi risponde e in breve mi trovo scaricata al CPS della mia zona. Spiego la situazione al CPS (beata ingenuità!!!) e anche a loro chiedo di poter togliere questa terapia!! Non mi aiutano a scalare e allora me li tolgo da sola!!

Seguono 4 anni di confusione mentale dovuti all’astinenza in cui il CPS non fa altro che
darmi nuovi psicofarmaci e diversi ricoveri!! In poche parole loro non considerano il mio stato come conseguenza ad aver tolto di colpo tutte quelle medicine, non lo considerano proprio, e continuano a “curarmi”!!!!!

Dopo l’ ultimo ricovero ad agosto del 2018 mi fanno la puntura mensile.
Finalmente a settembre del 2019 riesco a farmela togliere e loro mi dicono che me la tolgono, si, perché NON mi possono obbligare a continuarla,ma che secondo le statistiche io ne avrò ancora bisogno!!! Seguo colloqui recenti in cui questa dottoressa del CPS mi continua a “minacciare” dicendo che la puntura è sempre pronta …. appena lei si accorgerà che ne avrò ancora bisogno!!!! Io da questo sua atteggiamento mi sento minacciata e non più libera!!

Non si può stare col fiato sul collo così….eppure mi sta succedendo!!!