BENEFIT TELEFONO VIOLA

Linea d’ascolto contro gli abusi della psichiatria
L’inea d’ascolto per liberarsi dalla morsa psichiatrica

La finalità di questo benefit è sostenere le spese legali di chi ha recentemente intentato causa all’ospedale NIGUARDA(Mi), impugnando i ripetuti T.S.0(trattamenti sanitari obbligatori) che vennero disposti a suo carico, allo scopo di piegarne la resistenza.
Si rammenta che nel 2011 il Telefono Viola di Milano presentò al procuratore della repubblica un esposto di denuncia riguardo
a 18 casi di persone morte o gravemente danneggiate a seguito di ricovero presso il reparto psichiatrico di Niguarda.

CHI HA IL CORAGGIO DI ALZARE LA TESTA DIFRONTE ALLE VIOLENZE DELLA PSICHIATRIA VA SOSTENUTO CONCRETAMENTE!
NON LASCIAMOLI SOLI!
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TELEFONO VIOLA -⁠⁠⁠ Piacenza
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IL RICATTO ECONOMICO DELLA PSICHIATRIA

Richiesta di supporto economico a chi ha deciso di liberarsi dalla morsa psichiatrica.

Nel dibattito interno ai Telefoni Viola, da tempo si profila la necessità di affrontare con spirito critico i limiti oggettivi che il nostro intervento sul campo evidenzia. L’aspetto spinoso, del quale vorremmo parlare in questo documento, è un deficit strutturale di risorse utili ad affrontare con strumenti efficaci l’isolamento di chi è istituzionalizzato/a.
Talvolta, la solitudine è una condizione che funge da sintomo per un certo interventismo psichiatrico, spesso ne è tuttavia un effetto collaterale. Riteniamo dunque, un passaggio fondamentale poter sostenere concretamente quanti/e intendano intraprendere un percorso di emancipazione dal giogo psichiatrico, attraverso la piena affermazione dei propri diritti.
Possibilità che sfuma in quei contesti in cui l’accessibilità ad un adeguato supporto legale diventa una chimera.

Il dispositivo di cui si servono i servizi territoriali, per scoraggiare questi percorsi di liberazione, è il ricatto economico.

Alla loro famigerata e parassitaria avidità, ben sintetizzata dalla figura dell’amministratore di sostegno, si somma il legame di dipendenza finanziario che intercorre tra servizi e pazienti, conseguenza concreta e diretta dei piani terapeutici approntati dai vari distretti.
In tempo di crisi la psichiatria sembra offrire un lavoro e un’opportunità di reinserimento sociale. Peccato però che lavoratori e lavoratrici di questo committente non percepiscano un salario utile a sostenere il proprio percorso di autonomia, bensì un rimborso per comprarsi un pacchetto di sigarette…Trattasi evidentemente di sfruttamento lavorativo.

Alla luce di quanto sopra, occorre intraprendere battaglie legali orientate a: favorire delle ricadute positive nella quotidianità di chi sostiene e resiste alla pressione dei servizi psichiatrici; delegittimare la letteratura clinica quale strumento persecutorio rivolto a chi vive una quotidianità condizionata da uno stato d’eccezione permanente; promuovere una discussione pubblica che affronti l’argomento con un approccio multidisciplinare, capace di ispirare pensieri e prassi critiche nei confronti della cultura psichiatrica, da un punto di vista tecnico/professionale, quanto da un punto di vista politico e popolare.
Crediamo inoltre che per corrodere l’architrave psichiatrica sia necessaria una “proliferazione batterica” della lotta, frutto di una consapevolezza diffusa a tutti i livelli del panorama sociale.
E’ necessario creare dei precedenti in ambito normativo, per aprire la strada ad altri percorsi di emancipazione ed accedere con più facilità a condizioni di vita migliori. La lotta contro la psichiatria riguarda tutte quelle persone che immaginano una società migliore, ma evidentemente per qualcuno/a il contenzioso è più stringente e dall’esito spietato. Diventa dunque un imperativo non lasciarli/e soli/e.
Non è una questione di visibilità, ma di concretezza.
La cultura psichiatrica è molto più presente nel nostro immaginario di quanto si possa credere. Spesso sono i comportamenti, le scelte, le parole che ne intensificano la sua operatività. Possiamo anche elaborarne una narrazione critica o farne la demonizzazione, ma per liberarcene definitivamente occorre pensare come soggetti politici attivi quanti/e continuano ad essere definiti matti, psicopatici, utenti piuttosto che vittime. La psichiatria non è una minaccia che incombe su tutti/e, ma solo su coloro che quotidianamente ne sperimentano l’ingerenza nella propria quotidianità. Non essere indifferenti verso la psichiatria, vuol dire saperne intravedere l’insidia nelle singole esperienze personali e non su un piano astratto.
Con questo testo vorremmo lanciare, attraverso la rete informatica ed il passaparola, un appello rivolto a quelle realtà o singolarità politiche, volontaristiche e associative che affrontano il tema, affinché si possa condividere quanto fin qui trattato. Nello specifico, invitiamo ogni singolo destinatario di questo testo a collaborare come meglio crede per reperire competenze tecniche e artistiche, risorse materiali, economiche e organizzative utili ad invertire la tendenza registrata.

In calce, pubblichiamo uno stralcio della dichiarazione scritta di un amica e compagna che chiede esplicitamente un aiuto per i motivi sopracitati.

LA PERSONA IN OGGETTO,HA RECENTEMENTE INTENTATO CAUSA ALL’OSPEDALE NIGUARDA DI MILANO
IMPUGNANDO I RIPETUTI T.S.O(trattamenti sanitari obbligatori) che vennero disposti a suo carico, allo scopo di piegarne la resistenza. Si rammenta che nel 2011 il Telefono Viola di Milano presentò al procuratore della repubblica un esposto di denuncia riguardo a 18 casi di persone morte o gravemente danneggiate a seguito di ricovero presso il reparto psichiatrico di Niguarda.

“Un percorso di lotta intende realizzare le condizioni utili ad incidere socialmente e politicamente ad un mutamento collettivo e radicale di un determinato modo di operare delle istituzioni e della visione rispetto al modo di concepirle.
La battaglia non psichiatrica comprende intervenire sull’operato istituzionale e sulle pratiche di violenza, detenzione, tortura e omicidio, come sulla realtà attuale di controllo sociale e stato di polizia, che ha assegnato alle istituzioni psichiatriche un potere enorme esercitato attraverso attività illegali, talune negate dai più e dalle istituzioni stesse, patrimonio dell’informazione scientifica e della stessa ricerca.
Intervenire in tale direzione comprende intentare causa alle strutture psichiatriche sgretolando tali istituzioni, le loro pratiche violente ed assassine ed al contempo modificare la visione collettiva e dello stesso detenuto di psichiatria rispetto al pregiudizio ed alla possibilità concreta di realizzare un percorso di lotta volta all’emancipazione individuale e collettiva. Intervenire sulle istituzioni per condizionarne l’operato di abuso, violenza inquisizione e tortura, nel senso di un’inversione dei rapporti di forza, al fine di una reale presa di coscienza rispetto al proprio stato, diventando da soggetto passivo a soggetto attivo.(…)
Chiedo un sostegno economico, dato che in seguito ai T.S.O. subiti ho perso il posto di lavoro e di recente ho dovuto sostenere una nuova causa perché intendevano sfrattarmi, servendosi delle cattive condizioni economiche delle quali si sono resi causa.
Infine, vorremmo specificare la richiesta di aiuto a tutti/e quegli artisti che fossero interessati a collaborare per presentare al consiglio di zona di Milano, la richiesta di utilizzo di spazi pubblici, presso i quali organizzare eventi di autofinanziamento”.
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Telefono Viola Bergamo
Telefono Viola Piacenza
Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud Pisa

Per info e contatti:
antipsichiatriapc@autistici.org

Il Telefono Viola è uno spazio d’incontro reale e simbolico. Un
luogo, in cui le relazioni che s’instaurano via cavo, rappresentano
l’elemento fondante di ogni azione politica. Legami che esprimono
un’etica ed una prospettiva, a partire dalle risposte ai problemi reali,
che le esistenze attraversate dal giudizio e dall’interesse psichiatrico,
elaborano.

La vecchia cornetta, è uno strumento attraverso cui si ascolta chi
sperimenta i dispiaceri della psichiatria, che permette di cogliere le
resistenze di chi, quotidianamente e spesso in solitudine, affronta le
pressioni ed i ricatti dell’istituzione psichiatrica e del pregiudizio
sociale.

Il Telefono Viola non è dunque un mezzo, ma piuttosto un fine. Potremmo
definirlo allora, un progetto politico che intende disfarsi della
cultura psichiatrica a partire dalla solidarietà attiva, dalla
complicità e dal supporto nei confronti di coloro i quali, vittime
proprio non li si vuol considerare. La via per il cambiamento è già
intrapresa se si affrontano con puntualità, efficacia e organizzazione
le criticità che ogni esperienza psichiatrica esprime. Non attendiamo
quindi il sol dell’avvenir o rimandiamo a coincidenze favorevoli le
richieste che ci vengono formulate. Consapevoli delle insidie insite in
ogni percorso di liberazione dalla psichiatria, nonchè dei limiti
strutturali dell’organizzazione a cui facciamo riferimento, cerchiamo di
saldare quelle “alleanze tecniche” che risultano strategicamente
incisive su un piano autobiografico. Consapevoli che non può essere una
formula precostituita e “calata dall’alto” a liberare nessuno, cerchiamo
di utilizzare tutti gli strumenti tecnici, organizzativi ed umani che si
hanno a disposizione, al fine di rompere la condizione di solitudine che
incalza e giustifica l’intervento psichiatrico.

Il Telefono Viola è una rete di volontari e volontarie che condividono
l’importanza di affrontare ogni singola criticità nella reciprocità
della relazione. Dopo aver stabilito un primo contatto, si cerca di
elaborare insieme a chi ci telefona, una strategia utile a favorire
un’emancipazione dal regime psichiatrico, nella consapevolezza dei
nostri stessi limiti. Il campo d’azione è prevalentemente
territoriale, per facilitare l’intervento diretto, tuttavia riteniamo
fondamentale operare in rete per interconnettere risorse, esperienze,
criticità.

Se i servizi di salute mentale e i reparti psichiatrici ospedalieri,
pretendono di risolvere la questione dei conflitti sociali e psicologici
in termini di privazione della libertà personale e con gli strumenti
intimidatori, ricattatori e violenti che li contraddistinguono, il
Telefono Viola nasce in opposizione a tutto ciò, con la ferma
convinzione che solo la libertà di poter essere se stessi in un mondo
libero, possa realmente definirsi “una buona terapia”.

Infine, vorremmo ricordare che è sotto l’insegna dei suggerimenti e
delle esperienze di tanti\e, con cui abbiamo condiviso un pezzo di
strada in questi anni, che nasce questo progetto ed è in nome di coloro
che non sono più con noi, che vogliamo continuare il viaggio.

Gli operatori dei Telefoni Viola