PSICHIATRIA/LIBERTA’ D’ESPRESSIONE

Ciao, mi chiamo Giuseppe ho 34 anni e dal 2002 che sono seguito dalla
psichiatria, con una pausa dal 2004 al 2010.
All’ inizio circa gli inizi del 2003 il primo psichiatra che ho avuto mi
ha dato un ansiolitico e un antidepressivo poi mi ha dimesso nel 2004.

Nel corso degli anni ho avuto una forte delusione amorosa e nel 2010 con
le richieste insistenti di mia madre dopo molte discussioni da parte mia
di cui non volevo più tornare in psichiatria, ma alla fine sono
ritornato; MAI L’AVESSI FATTO..!,
subito dalla prima seduta mi ha dato un potente antipsicotico il Serenase.
Devo dire che alternavo ad inferni a paradisi momentanei, come molti
olistici parlano dei cicli della mente, ma sentivo LA VITA!! (il contatto
con le proprie emozioni).
Dopo già 2 mesi dalla somministrazione delSerenase ,dormivo 2 giorni o 3 giorni quasi di fila per stare sveglio tutta la notte ma soprattutto, alla bocca dello stomaco l’emozione più distanti una sorta di”sentirmi meno”, poi mi hanno cambiato vari
antipsicotici e antidepressivi, io non volevo prenderli ma abitando con
i miei genitori, mia madre MI OBBLIGAVA A PRENDERE I FARMACI!,

Nel 2014 sono andato a convivere con la mia ragazza e da li dopo un mese, lo
so è troppo presto, ma mi sono tolto i farmaci; da 95 kg nel giro di 3
mesi sono tornato al mio peso forma 68 70 kg ma la cosa straordinaria
SENTIVO L’ EMOZIONI CHE RITONAVANO VISPI COME UN TEMPO, (mi sentivo di
più!!).

Nel capo d ‘anno del 2015 mi hanno fatto il TSO perché non prendevo psicofarmaci e da li ho iniziato a sentirmi di meno l’ansia ma soprattutto l’emozioni calcificandosi la ghiandola pineale.
Ho i valori sballati sto ingrassando da 70 kg a 95.Parlandone con la psichiatra lei mi ha risposto che non è il farmaco (somministrato per fiala/depot).Quando ho tolto gli psicofarmaci in 3 mesi sono dimagrito 20 kili, da quando mi hanno ridato i farmaci sono ingrassato e per di più la mia ex ragazza prendeva lo stesso farmaco in depot ed è ingrassata e quando è stato eliminato è dimagrita.

Attualmente sono ancora seguito…come solo loro sanno fare.Nessun ascolto,nessuna considerazione di quello che gli dici,nessuna empatia,nessun confronto.Non siamo rami secchi,ma persone degne di rispetto! Sono loro a creare forte dipendenza dai loro “servizi”e impedire di migliorare la situazione di molte persone,troppe…

AMMINISTRAZIONE DI SOSTEGNO E PSICHIATRIA

Buongiorno
Ho 56 anni e vivo nelle Marche.
Proverò a sintetizzare la mia storia. Nel 2011 ho subito una truffa,
sono rimasta senza casa. I miei vicini mi suggeriscono di rivolgermi ai
servizi sociali, errore! Viene nominato dal tribunale, a mia tutela, un
giovane amministratore di sostegno, funzionario dei servizi sociali. Dal
2011 ad oggi con la sua poco oculata e lungimirante amministrazione mi
ha lasciata senza un centesimo ( ha bruciato più di 50.000 euro ).
Faccio un passo indietro. Dopo la morte improvvisa per tumore al
pancreas di mia madre, 2010, mi rivolgo ad una psichiatra del centro di
igiene mentale per avere un aiuto farmacologico. Era una psichiatra
dalla quale ero andata altre volte in passato sempre in periodi
difficili della mia vita.

Io sono contraria all’assunzione di farmaci quando esiste una terapia alternativa.

Invece la psichiatra mi prescrive un farmaco molto forte, Zyprexa. Il mio medico di base, che mi conosce da molti ann,i mi dice che quel farmaco non va bene per me.
Farmaco che io senza riferirlo alla psichiatra ho smesso di assumere dopo un po’
di tempo. Nel 2016 mi danno lo sfratto ed io mi lamento in alcune mail
con l’amministratore di sostegno che d’accordo con la psichiatra ( non
lo posso dimostrare ma ne sono più che sicura ) mi fa un ASO. Due
vigili mi sono venuti a prendere all’ora di cena mentre ero a casa di
una mia amica che mi aveva dato ospitalità. Mi dicono che la psichiatra
mi vuole vedere e che poi, finita la visita, mi riporteranno a casa.
Invece, una volta al pronto soccorso, la psichiatra dietro minaccia di
ricovero contenuto mi costringe a firmare un foglio in cui io accetto di
essere ricoverata nel suo reparto. Ci sono stata ben 34 giorni durante i
quali ho provato a chiedere di essere dimessa perché io stavo bene.
Inutile! Mi hanno somministrato farmaci e mi hanno fatto firmare un
foglio il giorno dell’uscita in cui io mi impegnavo a sottopormi a
terapia. Subito dopo l’amministratore di sostegno ha fatto domanda
all’Inps per la pensione di invalidità senza dirmi niente. Lei sapeva
che io non avevo più soldi, ma lo sapeva anche la psichiatra e sapevano
che non stavo lavorando e che ero rimasta sola, nessun familiare su
cui poter contare. Quindi gioco facile.

I servizi sociali non mi avrebbero dato un centesimo e se mi avessero dato la pensione, secondo loro, avrei risolto i miei problemi economici.

La commissione medica mi ha giudicata invalida al 75% in base a quanto scritto dalla psichiatra nel 2013 sempre con la domanda dell’amministratore di sostegno fui
chiamata a visita e mi riconobbero il 50% di invalidità. Sempre con la
diagnosi della psichiatra alla quale io mi ero rivolta. Aggiungo che di
questa dottoressa si dice che tenda ad abusare dei farmaci. Al momento
della visita avevo sospeso l’assunzione dei farmaci prescritti da
parecchio tempo). Io non ho accettato la pensione perché considero una
violenza il ricovero coatto e perché penso che sia stata una manovra
poco onesta per risolvere i miei problemi economici e non essere più un
peso per i servizi sociali. C’è gente con problemi più gravi dei miei
che avrebbe diritto ad una pensione di invalidità.

Voglio denunciare sia la psichiatra che l’ amministratore ma non so se ci sono i
presupposti.

Penso sarà molto difficile riuscire a dimostrare gli
errori commessi dalle due ” professioniste”. Ultima cosa, nella mia
cartella clinica non c’è scritto in modo dettagliato il motivo del
ricovero. Ed io la sera in cui fui portata al pronto soccorco chiesi
alla psichiatra di spiegarmelo, ma da lei non arrivò alcuna risposta.

L’AMMINISTRATORE DI SOSTEGNO HA RITIRATO I SOLDI DELLA PENSIONE,
ARRETRATI COMPRESI, E CONTINUA A FARLO QUANDO SA BENISSIMO CHE AVREBBE
DOVUTO APRIRE UN CONTO CORRENTE CONGIUNTO, MA VISTO IL MIO RIFIUTO NON
LO HA POTUTO FARE. IL GIORNO 21 SARÀ SOSTITUITO. Spero di essere
stata chiara.

Cordiali saluti.

…DA PAVIA

Sono stato ricoverato per la prima volta nel 2014 in seguito ad un forte contrasto emotivo con la struttura che mi ha preso in carico da molti anni a causa del mio comportamento/carattere non idoneo alla vita sociale ed economica del paese. Ho sempre avuto difficoltà di inserimento sociale e lavorativo per via del mio modo di essere e di pensare contrastante con il Sistema Italia. Per “protesta” mi sono progressivamente isolato dal mondo fino a chiudermi in casa e non uscire mai. Insomma secondo il mondo esterno soffrivo di una forte depressione (e le cause non interessano a nessuno?) che andava assolutamente curata. Quindi sono stato sbattuto al CSM a incontrare mensilmente uno psichiatra e ad assumere psicofarmaci che col passare degli anni si sono moltiplicati, partendo da uno sono arrivato a tre e le dosi sono state sempre progressivamente alzate.
Dopo un periodo di tempo abbastanza lungo e molto collaborativo da parte mia, anche a causa di una vicenda molto dolorosa che mi è accaduta, ho avuto la mia prima reazione ostile al servizio (da loro chiamato attacco psicotico), ho semplicemente protestato in maniera molto emotiva, ma non ho aggredito nessuno fisicamente ne ho rotto niente, del fatto che non mi sentissi curato dal loro sistema, ma l’opposto. La loro cura consiste nel reprimere sempre di più le emozioni negative della vita (rabbia naturale o attacco psicotico?) usando gli psicofarmaci che bloccano tutto il nostro organismo opprimendolo in maniera mai vista prima nella storia umana. Una volta si usavano le catene, adesso si usano queste sostanze chimiche di alta scienza dette psicofarmaci. Le presentano come medicamenti, quindi dobbiamo pensare che siano per il nostro bene e che loro abbiano tutto l’interesse per curarci e renderci felici, siccome noi siamo resi infelici dalla malattia mentale. Un modo per stigmatizzarci, farci sentire in colpa, diversi dagli altri, esclusi. E’ molto triste la realtà quando inizi ad avere una reale consapevolezza di quello che ti fanno. Quasi impossibile uscirne, ti senti in trappola, imprigionato per sempre nel loro sistema di cure, nel manicomio (era magicamente stato abolito, ma nella sostanza si è solo evoluto meglio).

Dopo aver avuto il contrasto con gli operatori psichiatrici sono stato circondato in maniera molto minacciosa da tutti gli operatori presenti (psichiatri, infermieri) e sono stato costretto di fatto al ricovero coatto durato tre settimane e ad un immediato ricovero di 6 mesi in una struttura esterna, una cosiddetta comunità. Mi è stata cambiata totalmente la terapia farmacologica prescrivendomi un depot (iniezione a lento rilascio), Così da farmi sentire ancora più soggiogato e prigioniero. Nel frattempo però erano aumentate nei miei confronti delle finte attenzioni amorevoli che non facevano altro che aumentare il controllo nei miei confronti.
Infine sono stato ricoverato una seconda volta due anni dopo perché non mi sono presentato all’iniezione e li avevo veramente voglia di morire, perché ti senti annichilito e senza speranze di una vita dignitosa. Essere un paziente psichiatrico vuol dire avere meno diritti di qualsiasi altro membro della società, se hai consapevolezza mentre ti accade tutto ciò è terribile, molti pazienti finiscono per convincersi che hanno diritto alle cure e che è un sistema che li tutela.
La mia esperienza è stata questa, non credo che cambino le cose visto quello di cui è capace l’essere umano, la sua crudeltà, la sua meschinità, la sua bassezza. Sono stato punito perché ho osato protestare contro questa struttura umana? Giudicate voi.

Voghera(Pavia) – giugno 2017

TESTIMONIANZE

Riteniamo fondamentale dare voce alle testimonianze di persone che hanno avuto esperienze dirette nell’ambito psichiatrico. Inauguriamo questo specifico spazio virtuale pubblicando il vissuto di un operatore sociale anche con la finalità di stimolare la denuncia pubblica delle consuete pratiche psichiatriche anche da chi non le ha direttamente subite sulla propria pelle.La cultura manicomiale basata su pregiudizi,paure e volontà di omologare e patologizzare ogni individualità,è ancora da estirpare.Noi da tempo ci stiamo impegnando.Che ognuno fornisca il suo contributo in questo lungo e tortuoso percorso.

SERVIZIO SOCIALE E PSICHIATRIA:TRA VIOLENZE, ABUSI E SILENZI