SIAMO TUTTI SOCIALMENTE PERICOLOSI

BASTA MANICOMI vecchi o nuovi che siano…

Chiudere gli O.P.G (ospedali psichiatrici giudiziari o manicomi criminali) senza cambiare la legge che li sostiene vuol dire creare nuove strutture, forse più accoglienti, ma all’interno delle quali finirebbero sempre rinchiuse persone giudicate incapaci d’ intendere e volere. La questione, insomma, non può essere risolta con un tratto di penna, non è sufficiente stabilire che quello che è stato non deve più essere, e pensare che il problema si risolva da sé.

Per abolire realmente gli OPG bisogna non riproporre i criteri e i modelli di custodia ma occorre metter mano a una riforma degli articoli del codice penale e di procedura penale che si riferiscono ai concetti di pericolosità sociale del “folle reo, di incapacità e di non imputabilità”, che determinano il percorso di invio alle REMS regionali(mini OPG,definite REMS residenze esecuzione misure sicurezza)

Viene ribadito, oltretutto, il collegamento inaccettabile cura-custodia riproponendo uno stigma manicomiale; dall’altro ci si collega a sistemi di sorveglianza e gestione esclusiva da parte degli psichiatri, ricostituendo in queste strutture tutte le caratteristiche dei manicomi. La proliferazione di residenze ad alta sorveglianza, dichiaratamente sanitarie, consegna agli psichiatri la responsabilità della custodia, ricostruendo in concreto il dispositivo cura-custodia, e quindi responsabilità penale del curante-custode.

Tanti dei promotori della legge 81, appartenenti all’area della psichiatria che si autoproclama “democratica, alternativa e comunitaria”, pensano ancora che il manicomio sia esclusivamente una struttura chiusa ma in realtà il manicomio è una logica psichiatrica ben presente anche oltre alle pareti delle strutture, in ogni luogo dove la psichiatria è presente. La logica manicomiale può essere contrastata solo nel momento in cui si punti il dito sulla natura stessa della psichiatria, pseudoscienza finalizzata al controllo sociale e non certamente ad affrontare le cause delle numerose problematiche esistenziali che molti soggetti incontrano nella propria vita.
La psichiatria è professionalmente abile nel classificare tali condizioni esistenziali o vissuti
in sintomi di una fantomatica “malattia mentale” i quali a loro volta saranno oggetto della “terapia farmacologica”ovverosia sostanze psicotrope legalizzate in grado di cancellare il sintomo del disagio ma non ad affrontare la causa del conflitto con se stessi o con il mondo che ci circonda, troppo spesso indifferente e opprimente.
Sulla base dell’ esperienza quotidiana dei Telefoni Viola, riteniamo doveroso smascherare quotidianamente le pratiche definite di “cura e riabilitazione” che in realtà sono escludenti, spersonalizzanti e coercitive. Per esempio il T.S.O(trattamento sanitario obbligatorio, ovverosia una delle pratiche più violente e traumatiche per chi lo subisce) è spesso adoperato come minaccia per i “pazienti” che hanno intenzione di allontanarsi dalle “cure” a loro abusivamente imposte.

Pensiamo che la critica radicale alla psichiatria debba affrontare l’argomento al lato pratico

Continueremo a sporcarci le mani nel rendere sempre più agibili i percorsi di chi esprime la volontà di liberarsi una volta per tutte dalla morsa psichiatrica.
Continueremo sempre con maggior tenacia ed impegno ad offrire un concreto sostegno umano,legale e medico a chi lo riterrà opportuno in pieno rispetto della libertà e della dignità dell’individuo.

Fin quando non si avrà la volontà di cancellare dal codice penale la cosiddetta “pericolosità sociale” i giudici sulla base dell’”incapacità di intendere e volere” definita da un perito psichiatra all’interno di un processo penale, applicheranno una “misura di sicurezza detentiva” ovverosia un internamento nelle REMS o “non detentiva”(libertà vigilata) con la presa in carico troppo spesso vitalizia e asfissiante dei servizi psichiatrici territoriali (collocati presso comunità psichiatriche o seguiti a livello ambulatoriale e centri diurni).

La psichiatria sta gradualmente mutando la sua immagine esteriore, affinché possa predisporre servizi, in primis le REMS, più accettabili dall’opinione pubblica ben contraria alle situazioni di estremo degrado riscontrate negli anni scorsi all’interno degli OPG.
Rimbiancare le pareti o le mura di cinta, sostituire le inferiate con vetri antisfondamento e capillari sistemi di sorveglianza, sostituire le porte blindate con alti dosi di psicofarmaci e l’uso dei letti di contenzione, diminuire il numero delle persone internate, sostituire l’ergoterapia ovverosia il lavoro imposto nei vecchi manicomi alle “attività occupazionali terapeutiche”(solo efficaci nel sopportare il misero e lento trascorrere del tempo) sostituire le divise della polizia penitenziaria con le divise della sicurezza privata,i camici bianchi dei “medici” e degli operatori sanitari (oltre a un numero insignificante di figure educative troppo spesso appartenenti alla ciurma dei sorveglianti), sono tutte misure utili a mistificare la conservazione dello status quò.

Emblematico è il caso dell’ex OPG di Castiglione delle Stiviere(Mn)…
Non sarà un cambio di targa all’ingresso del manicomio (sistema polimodulare rems provvisorie) a modificare sostanzialmente la vita dei soggetti reclusi in questi luoghi di sofferenza dove la sottomissione dell’individuo alle denigranti regole del manicomio sono obiettivi terapeutici…ma solo per chi li impone o li fa diligentemente rispettare.
Numerose sono le restrizioni di natura carceraria dettate per “motivi di sicurezza” incomprensibili e denigranti a cui sono quotidianamente sottoposti i reclusi, tra cui le perquisizioni che si verificano al rientro in “reparto” dopo un incontro con familiari/amici e la non possibilità di usufruire liberamente di un telefono, oltre alla totale assenza di predisposizione del personale a fornire un concreto supporto emotivo sulla base di un necessario ascolto e una reale comunicazione con la persona ormai da tempo declassata come “malata mentale”.

Purtroppo queste dinamiche si replicano in modo capillare anche nei contesti gestiti direttamente o indirettamente dai servizi psichiatrici territoriali.

Riguardo a una reale abolizione dei manicomi criminali, OPG o REMS che siano pensiamo che sia strettamente necessario definire un preciso percorso che prenda in considerazione alcuni passaggi che riportiamo:
———————————————————————————————————————–
OBIETTIVI GENERALI

1. abolizione delle norme che regolano il proscioglimento per vizio totale di mente.
Ciascun individuo va ritenuto sempre pienamente responsabile delle sue azioni e ha diritto ad essere giudicato secondo le norme vigenti, mantenendo tutti i diritti propri della difesa.

2. superamento dell’uso, nell’ambito del processo penale, della perizia psichiatrica

3. abbandono, in quanto arbitrario, del giudizio di pericolosità sociale

OBIETTIVI INTERMEDI

1. Per i soggetti prosciolti per “vizio totale di mente”: equiparazione tempo massimo della misura di sicurezza (detentiva e non detentiva) in atto, al massimo della pena prevista per il reato di cui l’individuo è accusato. La normativa in vigore effettua questa equiparazione solo per quanto riguarda la misura di sicurezza detentiva per cui nessun soggetto internato in una Rems può permanere nella struttura per un periodo superiore a quello previsto come massimo della pena per il reato commesso.
Ciò non vale per quelle forme di controllo più “soft”(ma non per questo meno liberticide) come la “libertà vigilata”(con l’obbligo di domicilio presso la propria abitazione o presso strutture psichiatriche,il rispetto di prescrizioni che limitano la libertà della persona e obbligano a seguire le “cure” predisposte dal DSM (dipartimento salute mentale).
Ad oggi tale misura di sicurezza può estendersi all’infinito.

2. Uilizzo dei fondi individualizzati (budget di salute) previsti dalla normativa per facilitare la fuoriuscita dal circuito giudiziario, ad accesso diretto degli interessati, per la realizzazione di percorsi di reinserimento sociale proposti dagli stessi all’autorità giudiziaria.
I fondi dovrebbero essere gestiti dagli enti locali(Servizi sociali) invece che dai DSM.
Trasformazione dei “bugdget di salute” in “budget di vita indipendente” ed estensione degli stessi “aiuti” a quanti sono in procinto di fuoriuscire dal circuito carcerario,in prospettiva di una piena e consapevole indipendenza dell’individuo riguardo le scelte terapeutiche.

Liberiamoci dai manicomi, liberiamoci dalla psichiatria!

Telefono Viola di Bergamo,Piacenza e Reggio Emilia
Centro di Relazioni Umane – Bologna
Collettivo antipsichiatrico Camap – Brescia
Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud – Pisa

settembre 2015 per contatti: antipsichiatriapc@autistici.org

Il Telefono Viola ,realtà di volontariato attiva dal 1991,è totalmente autogestita nelle risorse umane e finanziarie e offre un reale sostegno a chi si trova o rischia di cadere,nei circoli viziosi della psichiatria.

ASCOLTO

delle vicenda narrata dai soggetti che la vivono in prima persona o da familiari,amici,conoscenti che esprimono il vissuto di persone a loro vicine.

INFORMAZIONI

Informazioni e consigli orientativi per fare a meno della pseudo-scienza psichiatrica.
Informazioni sui diritti di chi è sottoposto a trattamenti coercitivi A.S.O(accertamento sanitario obbligatorio)e T.S.O(trattamento sanitario obbligatorio),internamenti presso R.E.M.S(ex O.P.G)e Comunità residenziali”terapeutiche”.
Informazioni sugli effetti collaterali dei vari psicofarmaci per una maggiore consapevolezza nell’eventuale libera scelta di assumere queste droghe legalizzate o per poter predisporre una graduale dimissione.

SOSTEGNO UMANO

Pianificare in stretta collaborazione con i vari soggetti interessati,reali percorsi per contrastare ab/usi della psichiatria,liberarsi dalla sua morsa o evitare di diventare “utente” dei suoi servizi.
Contatto telefonico ed eventuali incontri con gli operatori.

SOSTEGNO MEDICO (offerto solo da alcuni Telefoni Viola)
Consulenza gratuita

SOSTEGNO LEGALE
Consulenza gratuita

Gli operatori dei Telefoni Viola

BENEFIT TELEFONO VIOLA

Linea d’ascolto contro gli abusi della psichiatria
L’inea d’ascolto per liberarsi dalla morsa psichiatrica

La finalità di questo benefit è sostenere le spese legali di chi ha recentemente intentato causa all’ospedale NIGUARDA(Mi), impugnando i ripetuti T.S.0(trattamenti sanitari obbligatori) che vennero disposti a suo carico, allo scopo di piegarne la resistenza.
Si rammenta che nel 2011 il Telefono Viola di Milano presentò al procuratore della repubblica un esposto di denuncia riguardo
a 18 casi di persone morte o gravemente danneggiate a seguito di ricovero presso il reparto psichiatrico di Niguarda.

CHI HA IL CORAGGIO DI ALZARE LA TESTA DIFRONTE ALLE VIOLENZE DELLA PSICHIATRIA VA SOSTENUTO CONCRETAMENTE!
NON LASCIAMOLI SOLI!
-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠

-⁠⁠⁠ HOSTILITER Crust da Viterbo
-⁠⁠⁠ EBOLA Brescia Ultracore Bastards
-⁠⁠⁠ RAUCHERS Gardaland Fastcore
-⁠⁠⁠ ECO Hc da Milano

materiale informativo e cibo vegan

presso il C.S.A KAVARNA -⁠⁠⁠ via Maffi 2 -⁠⁠⁠ CREMONA
-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-⁠⁠⁠-
TELEFONO VIOLA -⁠⁠⁠ Piacenza
www.telefonoviolapiacenza.blogspot.it

NUOVO SITO DEI TELEFONI VIOLA ATTIVI IN ITALIA
telefonoviola.tracciabi.li

IL RICATTO ECONOMICO DELLA PSICHIATRIA

Richiesta di supporto economico a chi ha deciso di liberarsi dalla morsa psichiatrica.

Nel dibattito interno ai Telefoni Viola, da tempo si profila la necessità di affrontare con spirito critico i limiti oggettivi che il nostro intervento sul campo evidenzia. L’aspetto spinoso, del quale vorremmo parlare in questo documento, è un deficit strutturale di risorse utili ad affrontare con strumenti efficaci l’isolamento di chi è istituzionalizzato/a.
Talvolta, la solitudine è una condizione che funge da sintomo per un certo interventismo psichiatrico, spesso ne è tuttavia un effetto collaterale. Riteniamo dunque, un passaggio fondamentale poter sostenere concretamente quanti/e intendano intraprendere un percorso di emancipazione dal giogo psichiatrico, attraverso la piena affermazione dei propri diritti.
Possibilità che sfuma in quei contesti in cui l’accessibilità ad un adeguato supporto legale diventa una chimera.

Il dispositivo di cui si servono i servizi territoriali, per scoraggiare questi percorsi di liberazione, è il ricatto economico.

Alla loro famigerata e parassitaria avidità, ben sintetizzata dalla figura dell’amministratore di sostegno, si somma il legame di dipendenza finanziario che intercorre tra servizi e pazienti, conseguenza concreta e diretta dei piani terapeutici approntati dai vari distretti.
In tempo di crisi la psichiatria sembra offrire un lavoro e un’opportunità di reinserimento sociale. Peccato però che lavoratori e lavoratrici di questo committente non percepiscano un salario utile a sostenere il proprio percorso di autonomia, bensì un rimborso per comprarsi un pacchetto di sigarette…Trattasi evidentemente di sfruttamento lavorativo.

Alla luce di quanto sopra, occorre intraprendere battaglie legali orientate a: favorire delle ricadute positive nella quotidianità di chi sostiene e resiste alla pressione dei servizi psichiatrici; delegittimare la letteratura clinica quale strumento persecutorio rivolto a chi vive una quotidianità condizionata da uno stato d’eccezione permanente; promuovere una discussione pubblica che affronti l’argomento con un approccio multidisciplinare, capace di ispirare pensieri e prassi critiche nei confronti della cultura psichiatrica, da un punto di vista tecnico/professionale, quanto da un punto di vista politico e popolare.
Crediamo inoltre che per corrodere l’architrave psichiatrica sia necessaria una “proliferazione batterica” della lotta, frutto di una consapevolezza diffusa a tutti i livelli del panorama sociale.
E’ necessario creare dei precedenti in ambito normativo, per aprire la strada ad altri percorsi di emancipazione ed accedere con più facilità a condizioni di vita migliori. La lotta contro la psichiatria riguarda tutte quelle persone che immaginano una società migliore, ma evidentemente per qualcuno/a il contenzioso è più stringente e dall’esito spietato. Diventa dunque un imperativo non lasciarli/e soli/e.
Non è una questione di visibilità, ma di concretezza.
La cultura psichiatrica è molto più presente nel nostro immaginario di quanto si possa credere. Spesso sono i comportamenti, le scelte, le parole che ne intensificano la sua operatività. Possiamo anche elaborarne una narrazione critica o farne la demonizzazione, ma per liberarcene definitivamente occorre pensare come soggetti politici attivi quanti/e continuano ad essere definiti matti, psicopatici, utenti piuttosto che vittime. La psichiatria non è una minaccia che incombe su tutti/e, ma solo su coloro che quotidianamente ne sperimentano l’ingerenza nella propria quotidianità. Non essere indifferenti verso la psichiatria, vuol dire saperne intravedere l’insidia nelle singole esperienze personali e non su un piano astratto.
Con questo testo vorremmo lanciare, attraverso la rete informatica ed il passaparola, un appello rivolto a quelle realtà o singolarità politiche, volontaristiche e associative che affrontano il tema, affinché si possa condividere quanto fin qui trattato. Nello specifico, invitiamo ogni singolo destinatario di questo testo a collaborare come meglio crede per reperire competenze tecniche e artistiche, risorse materiali, economiche e organizzative utili ad invertire la tendenza registrata.

In calce, pubblichiamo uno stralcio della dichiarazione scritta di un amica e compagna che chiede esplicitamente un aiuto per i motivi sopracitati.

LA PERSONA IN OGGETTO,HA RECENTEMENTE INTENTATO CAUSA ALL’OSPEDALE NIGUARDA DI MILANO
IMPUGNANDO I RIPETUTI T.S.O(trattamenti sanitari obbligatori) che vennero disposti a suo carico, allo scopo di piegarne la resistenza. Si rammenta che nel 2011 il Telefono Viola di Milano presentò al procuratore della repubblica un esposto di denuncia riguardo a 18 casi di persone morte o gravemente danneggiate a seguito di ricovero presso il reparto psichiatrico di Niguarda.

“Un percorso di lotta intende realizzare le condizioni utili ad incidere socialmente e politicamente ad un mutamento collettivo e radicale di un determinato modo di operare delle istituzioni e della visione rispetto al modo di concepirle.
La battaglia non psichiatrica comprende intervenire sull’operato istituzionale e sulle pratiche di violenza, detenzione, tortura e omicidio, come sulla realtà attuale di controllo sociale e stato di polizia, che ha assegnato alle istituzioni psichiatriche un potere enorme esercitato attraverso attività illegali, talune negate dai più e dalle istituzioni stesse, patrimonio dell’informazione scientifica e della stessa ricerca.
Intervenire in tale direzione comprende intentare causa alle strutture psichiatriche sgretolando tali istituzioni, le loro pratiche violente ed assassine ed al contempo modificare la visione collettiva e dello stesso detenuto di psichiatria rispetto al pregiudizio ed alla possibilità concreta di realizzare un percorso di lotta volta all’emancipazione individuale e collettiva. Intervenire sulle istituzioni per condizionarne l’operato di abuso, violenza inquisizione e tortura, nel senso di un’inversione dei rapporti di forza, al fine di una reale presa di coscienza rispetto al proprio stato, diventando da soggetto passivo a soggetto attivo.(…)
Chiedo un sostegno economico, dato che in seguito ai T.S.O. subiti ho perso il posto di lavoro e di recente ho dovuto sostenere una nuova causa perché intendevano sfrattarmi, servendosi delle cattive condizioni economiche delle quali si sono resi causa.
Infine, vorremmo specificare la richiesta di aiuto a tutti/e quegli artisti che fossero interessati a collaborare per presentare al consiglio di zona di Milano, la richiesta di utilizzo di spazi pubblici, presso i quali organizzare eventi di autofinanziamento”.
———————————————————————–

Telefono Viola Bergamo
Telefono Viola Piacenza
Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud Pisa

Per info e contatti:
antipsichiatriapc@autistici.org

Il Telefono Viola è uno spazio d’incontro reale e simbolico. Un
luogo, in cui le relazioni che s’instaurano via cavo, rappresentano
l’elemento fondante di ogni azione politica. Legami che esprimono
un’etica ed una prospettiva, a partire dalle risposte ai problemi reali,
che le esistenze attraversate dal giudizio e dall’interesse psichiatrico,
elaborano.

La vecchia cornetta, è uno strumento attraverso cui si ascolta chi
sperimenta i dispiaceri della psichiatria, che permette di cogliere le
resistenze di chi, quotidianamente e spesso in solitudine, affronta le
pressioni ed i ricatti dell’istituzione psichiatrica e del pregiudizio
sociale.

Il Telefono Viola non è dunque un mezzo, ma piuttosto un fine. Potremmo
definirlo allora, un progetto politico che intende disfarsi della
cultura psichiatrica a partire dalla solidarietà attiva, dalla
complicità e dal supporto nei confronti di coloro i quali, vittime
proprio non li si vuol considerare. La via per il cambiamento è già
intrapresa se si affrontano con puntualità, efficacia e organizzazione
le criticità che ogni esperienza psichiatrica esprime. Non attendiamo
quindi il sol dell’avvenir o rimandiamo a coincidenze favorevoli le
richieste che ci vengono formulate. Consapevoli delle insidie insite in
ogni percorso di liberazione dalla psichiatria, nonchè dei limiti
strutturali dell’organizzazione a cui facciamo riferimento, cerchiamo di
saldare quelle “alleanze tecniche” che risultano strategicamente
incisive su un piano autobiografico. Consapevoli che non può essere una
formula precostituita e “calata dall’alto” a liberare nessuno, cerchiamo
di utilizzare tutti gli strumenti tecnici, organizzativi ed umani che si
hanno a disposizione, al fine di rompere la condizione di solitudine che
incalza e giustifica l’intervento psichiatrico.

Il Telefono Viola è una rete di volontari e volontarie che condividono
l’importanza di affrontare ogni singola criticità nella reciprocità
della relazione. Dopo aver stabilito un primo contatto, si cerca di
elaborare insieme a chi ci telefona, una strategia utile a favorire
un’emancipazione dal regime psichiatrico, nella consapevolezza dei
nostri stessi limiti. Il campo d’azione è prevalentemente
territoriale, per facilitare l’intervento diretto, tuttavia riteniamo
fondamentale operare in rete per interconnettere risorse, esperienze,
criticità.

Se i servizi di salute mentale e i reparti psichiatrici ospedalieri,
pretendono di risolvere la questione dei conflitti sociali e psicologici
in termini di privazione della libertà personale e con gli strumenti
intimidatori, ricattatori e violenti che li contraddistinguono, il
Telefono Viola nasce in opposizione a tutto ciò, con la ferma
convinzione che solo la libertà di poter essere se stessi in un mondo
libero, possa realmente definirsi “una buona terapia”.

Infine, vorremmo ricordare che è sotto l’insegna dei suggerimenti e
delle esperienze di tanti\e, con cui abbiamo condiviso un pezzo di
strada in questi anni, che nasce questo progetto ed è in nome di coloro
che non sono più con noi, che vogliamo continuare il viaggio.

Gli operatori dei Telefoni Viola