INDAGINE SU UN’EPIDEMIA. Lo straordinario aumento delle disabilità psichiatriche nell’epoca del boom degli psicofarmaci

Recensione di BALDIG 77 al nuovo libro di Robert Whitsaker

«Indagine su un’epidemia. Lo straordinario aumento delle disabilità psichiatriche nell’epoca del boom degli psicofarmaci» di Robert Whitaker, edizioni Giovanni Fioriti

«Se disponiamo di trattamenti davvero efficaci per i disturbi psichiatrici, perché la malattia mentale è diventata un problema di salute sempre più rilevante? Se quello che ci è stato raccontato finora è vero, cioè che la psichiatria ha effettivamente fatto grandi progressi nell’identificare le cause biologiche dei disturbi mentali e nello sviluppare trattamenti efficaci per queste patologie allora possiamo con concludere che il rimodellamento delle nostre convinzioni sociali promosso dalla psichiatria è stato positivo. … Ma se scopriremo che la storia è diversa – che le cause biologiche dei disturbi mentali sono ancora lontane dall’essere scoperte e che gli psicofarmaci stanno, di fatto, alimentando questa epidemia di gravi disabilità psichiatriche – cosa potremo dire di aver fatto? Avremo documentato una storia che dimostra quanto la nostra società sia stata ingannata e, forse, tradita».

Il libro di Whitaker è un percorso, uno studio storico e scientifico dalla nascita degli psicofarmaci fino a oggi. La domanda di partenza è: come mai nell’era del boom degli psicofarmaci c’è un aumento delle disabilità psichiatriche?

Se davvero sono avvenuti questi progressi ci dovremmo aspettare una riduzione dei pazienti in psichiatria, che dovrebbe essere ancor più evidente con l’avvento degli psicofarmaci di seconda generazione dal 1988 in poi. Invece il numero dei casi di persone che hanno una disabilità cronica dopo l’uso degli psicofarmaci è in aumento. Gli psicofarmaci, oltre ad agire solo sui sintomi e non sulle cause della sofferenza della persona, alterano il metabolismo e le percezioni, rallentano i percorsi cognitivi ed ideativi contrastando la possibilità di fare scelte autonome, generano fenomeni di dipendenza ed assuefazione del tutto pari, se non superiori, a quelli delle sostanze illegali classificate come droghe pesanti, dalle quali si distinguono non per le loro proprietà chimiche o effetti ma per il fatto di essere prescritti da un medico e commercializzate in farmacia.

Le cause biologiche dei “disturbi mentali” sono ancora lontane dell’essere scoperte, invece sono gli psicofarmaci – dagli studi scientifici che Whitaker ci mostra – che presi a lungo andare portano a gravi squilibri chimici nel nostro cervello. Nella nostra società è dato per scontato dalla maggioranza della popolazione che la depressione è associata ad una mancanza di serotonina, ma come ci spiega bene il libro “indagine su un’epidemia” non c’è nessun studio scientifico che lo dimostra.

Negli ultimi 40 anni, la psichiatria ha rimodellato, in profondità, la nostra società. Attraverso il suo Manuale Diagnostico e Statistico (DSM) la psichiatria traccia la linea di confine fra ciò che è normale e ciò che non lo è. La nostra comprensione sociale della mente umana, che in passato nasceva da fonti di vario genere, ora è filtrata attraverso il DSM. Quello che finora ci ha proposto la psichiatria è la centralità degli “squilibri chimici” nel funzionamento del cervello, ha cambiato il nostro schema di comprensione della mente e messo in discussione il concetto di libero arbitrio. Ma noi siamo davvero i nostri neurotrasmettitori?

L’allargamento dei confini diagnostici favorisce il reclutamento, in psichiatria, di un numero sempre più alto di bambini e adulti. Oggi a scuola sono sempre di più i bambini che hanno una diagnosi psichiatrica e ci è stato detto che hanno qualcosa che non va nel loro cervello e che è probabile che debbano continuare a prendere psicofarmaci per il resto della loro vita, proprio come un “diabetico che prende l’insulina”.

Fermare l’epidemia è possibile? Rompendo il legame fra psichiatria e multinazionali produttori dei farmaci e se gli psichiatri ascoltassero i loro pazienti su quello che hanno da dire sui gravi effetti collaterali, forse avremo pochi che proseguano un trattamento psicofarmacologico a lungo termine.