Donazioni

PER CHI VUOLE SOSTENERE ECONOMICAMENTE IL PROGETTO DEL TELEFONO VIOLA:

per mezzo di DONAZIONI e per chi gestisce spazi che si rendono disponibili ad organizzare iniziative BENEFIT.

Il Telefono Viola,ad oggi, opera su basi spontanee, umane e volontarie.
Le spese relative alla gestione del “servizio” telefonico, piuttosto che il supporto di coloro che rischiano di cadere nella morsa psichiatrica o per chi è già ostaggio della psichiatria, sono prevalentemente frutto di una politica di autofinanziamento,sostenuta da chi crede nel progetto.

Per poter rimarcare con maggior puntualità e sistematicità le rivendicazioni,di chi è spesso in solitudine ad affrontare la pressione dei servizi psichiatrici.
Per sostenere concretamente i soggetti che hanno deciso di camminare per sentieri,spesso impegnativi e tortuosi,finalizzati all’emancipazione dalla psichiatria e dalle sofferenze esistenziali.
Perchè quei sentieri siano sempre più percorribili per un maggior numero di persone.

Si chiede quindi,oltre che un coinvolgimento in termini di
tempo,competenze,idee,laddove possibile,UN CONTRIBUTO ECONOMICO.

Per poter continuare a sostenere le situazioni di emergenza e per ampliare le prospettive di intervento.

Non si vuole mettere in discussione un’approcio non specialistico,bensì riportare il tema alla portata di tutti.
Trovare soluzioni attraverso una consapevolezza e una pratica popolare e concreta che certamente deve essere sostenuta anche economicamente perchè possa essere realmente continuativa.

Per creare sempre più precedenti di resistenza e complicità per opporsi CONCRETAMENTE al diktat imposto dai servizi psichiatrici(territoriali,ospedalieri e residenziali), interrompere processi di disumanizzazione e progressiva istituzionalizzazione,è necessario avere strumenti multidisciplinari.
Risorse REALI fruibili al fine dell’emancipazione dei “pazienti”. Incidere nella quotidianità di quest’ultimi e riproporre il tema dei diritti che vengono altrettanto
quotidianamente calpestati,dalla gestione psichiatrica del cosiddetto”disagio”.

Questi,in sintesi,sono i motivi che ci spingono a richiedere un SOSTEGNO ECONOMICO.
Comprenderne l’urgenza è quindi un passo verso una maggiore ed efficace azione.

DATI CONTO CORRENTE POSTALE intestato a:
“Associazione di volontariato Telefono Viola Sicilia”

casuale:donazione Telefono Viola

Coordinate iban: IT55T0760116500001037117155.
n° di conto 1037117155

Prima di fornirci un sostegno economico contattate una sede del TELEFONO VIOLA.

Grazie!!

Gli operatori del TELEFONO VIOLA di Bergamo,Reggio Emilia,Piacenza,Sicilia.
www.telefonoviola.org

Amministratore di sostegno e psichiatria

Buongiorno
Ho 56 anni e vivo nelle Marche.
Proverò a sintetizzare la mia storia. Nel 2011 ho subito una truffa,
sono rimasta senza casa. I miei vicini mi suggeriscono di rivolgermi ai
servizi sociali, errore! Viene nominato dal tribunale, a mia tutela, un
giovane amministratore di sostegno, funzionario dei servizi sociali. Dal
2011 ad oggi con la sua poco oculata e lungimirante amministrazione mi
ha lasciata senza un centesimo ( ha bruciato più di 50.000 euro ).
Faccio un passo indietro. Dopo la morte improvvisa per tumore al
pancreas di mia madre, 2010, mi rivolgo ad una psichiatra del centro di
igiene mentale per avere un aiuto farmacologico. Era una psichiatra
dalla quale ero andata altre volte in passato sempre in periodi
difficili della mia vita.

Io sono contraria all’assunzione di farmaci quando esiste una terapia alternativa.

Invece la psichiatra mi prescrive un farmaco molto forte, Zyprexa. Il mio medico di base, che mi conosce da molti ann,i mi dice che quel farmaco non va bene per me.
Farmaco che io senza riferirlo alla psichiatra ho smesso di assumere dopo un po’
di tempo. Nel 2016 mi danno lo sfratto ed io mi lamento in alcune mail
con l’amministratore di sostegno che d’accordo con la psichiatra ( non
lo posso dimostrare ma ne sono più che sicura ) mi fa un ASO. Due
vigili mi sono venuti a prendere all’ora di cena mentre ero a casa di
una mia amica che mi aveva dato ospitalità. Mi dicono che la psichiatra
mi vuole vedere e che poi, finita la visita, mi riporteranno a casa.
Invece, una volta al pronto soccorso, la psichiatra dietro minaccia di
ricovero contenuto mi costringe a firmare un foglio in cui io accetto di
essere ricoverata nel suo reparto. Ci sono stata ben 34 giorni durante i
quali ho provato a chiedere di essere dimessa perché io stavo bene.
Inutile! Mi hanno somministrato farmaci e mi hanno fatto firmare un
foglio il giorno dell’uscita in cui io mi impegnavo a sottopormi a
terapia. Subito dopo l’amministratore di sostegno ha fatto domanda
all’Inps per la pensione di invalidità senza dirmi niente. Lei sapeva
che io non avevo più soldi, ma lo sapeva anche la psichiatra e sapevano
che non stavo lavorando e che ero rimasta sola, nessun familiare su
cui poter contare. Quindi gioco facile.

I servizi sociali non mi avrebbero dato un centesimo e se mi avessero dato la pensione, secondo loro, avrei risolto i miei problemi economici.

La commissione medica mi ha giudicata invalida al 75% in base a quanto scritto dalla psichiatra nel 2013 sempre con la domanda dell’amministratore di sostegno fui
chiamata a visita e mi riconobbero il 50% di invalidità. Sempre con la
diagnosi della psichiatra alla quale io mi ero rivolta. Aggiungo che di
questa dottoressa si dice che tenda ad abusare dei farmaci. Al momento
della visita avevo sospeso l’assunzione dei farmaci prescritti da
parecchio tempo). Io non ho accettato la pensione perché considero una
violenza il ricovero coatto e perché penso che sia stata una manovra
poco onesta per risolvere i miei problemi economici e non essere più un
peso per i servizi sociali. C’è gente con problemi più gravi dei miei
che avrebbe diritto ad una pensione di invalidità.

Voglio denunciare sia la psichiatra che l’ amministratore ma non so se ci sono i
presupposti.

Penso sarà molto difficile riuscire a dimostrare gli
errori commessi dalle due ” professioniste”. Ultima cosa, nella mia
cartella clinica non c’è scritto in modo dettagliato il motivo del
ricovero. Ed io la sera in cui fui portata al pronto soccorco chiesi
alla psichiatra di spiegarmelo, ma da lei non arrivò alcuna risposta.

L’AMMINISTRATORE DI SOSTEGNO HA RITIRATO I SOLDI DELLA PENSIONE,
ARRETRATI COMPRESI, E CONTINUA A FARLO QUANDO SA BENISSIMO CHE AVREBBE
DOVUTO APRIRE UN CONTO CORRENTE CONGIUNTO, MA VISTO IL MIO RIFIUTO NON
LO HA POTUTO FARE. IL GIORNO 21 SARÀ SOSTITUITO. Spero di essere
stata chiara.

Cordiali saluti.

…da Pavia

Sono stato ricoverato per la prima volta nel 2014 in seguito ad un forte contrasto emotivo con la struttura che mi ha preso in carico da molti anni a causa del mio comportamento/carattere non idoneo alla vita sociale ed economica del paese. Ho sempre avuto difficoltà di inserimento sociale e lavorativo per via del mio modo di essere e di pensare contrastante con il Sistema Italia. Per “protesta” mi sono progressivamente isolato dal mondo fino a chiudermi in casa e non uscire mai. Insomma secondo il mondo esterno soffrivo di una forte depressione (e le cause non interessano a nessuno?) che andava assolutamente curata. Quindi sono stato sbattuto al CSM a incontrare mensilmente uno psichiatra e ad assumere psicofarmaci che col passare degli anni si sono moltiplicati, partendo da uno sono arrivato a tre e le dosi sono state sempre progressivamente alzate.
Dopo un periodo di tempo abbastanza lungo e molto collaborativo da parte mia, anche a causa di una vicenda molto dolorosa che mi è accaduta, ho avuto la mia prima reazione ostile al servizio (da loro chiamato attacco psicotico), ho semplicemente protestato in maniera molto emotiva, ma non ho aggredito nessuno fisicamente ne ho rotto niente, del fatto che non mi sentissi curato dal loro sistema, ma l’opposto. La loro cura consiste nel reprimere sempre di più le emozioni negative della vita (rabbia naturale o attacco psicotico?) usando gli psicofarmaci che bloccano tutto il nostro organismo opprimendolo in maniera mai vista prima nella storia umana. Una volta si usavano le catene, adesso si usano queste sostanze chimiche di alta scienza dette psicofarmaci. Le presentano come medicamenti, quindi dobbiamo pensare che siano per il nostro bene e che loro abbiano tutto l’interesse per curarci e renderci felici, siccome noi siamo resi infelici dalla malattia mentale. Un modo per stigmatizzarci, farci sentire in colpa, diversi dagli altri, esclusi. E’ molto triste la realtà quando inizi ad avere una reale consapevolezza di quello che ti fanno. Quasi impossibile uscirne, ti senti in trappola, imprigionato per sempre nel loro sistema di cure, nel manicomio (era magicamente stato abolito, ma nella sostanza si è solo evoluto meglio).

Dopo aver avuto il contrasto con gli operatori psichiatrici sono stato circondato in maniera molto minacciosa da tutti gli operatori presenti (psichiatri, infermieri) e sono stato costretto di fatto al ricovero coatto durato tre settimane e ad un immediato ricovero di 6 mesi in una struttura esterna, una cosiddetta comunità. Mi è stata cambiata totalmente la terapia farmacologica prescrivendomi un depot (iniezione a lento rilascio), Così da farmi sentire ancora più soggiogato e prigioniero. Nel frattempo però erano aumentate nei miei confronti delle finte attenzioni amorevoli che non facevano altro che aumentare il controllo nei miei confronti.
Infine sono stato ricoverato una seconda volta due anni dopo perché non mi sono presentato all’iniezione e li avevo veramente voglia di morire, perché ti senti annichilito e senza speranze di una vita dignitosa. Essere un paziente psichiatrico vuol dire avere meno diritti di qualsiasi altro membro della società, se hai consapevolezza mentre ti accade tutto ciò è terribile, molti pazienti finiscono per convincersi che hanno diritto alle cure e che è un sistema che li tutela.
La mia esperienza è stata questa, non credo che cambino le cose visto quello di cui è capace l’essere umano, la sua crudeltà, la sua meschinità, la sua bassezza. Sono stato punito perché ho osato protestare contro questa struttura umana? Giudicate voi.

Voghera(Pavia) – giugno 2017

Elettroshock

TELEFONO VIOLA di PIACENZA organizza:

VENERDI’ 23 GIUGNO

presso la COOPERATIVA INFRANGIBILE – via Alessandria 16 – PIACENZA

ore 20 BUFFET VEGAN DI AUTOFINANZIAMENTO

ore 21 BREVE PRESENTAZIONE TELEFONO VIOLA
PRESENTAZIONE del libro “ELETTROSHOCK”
La storia delle terapie elettroconvulsive e i racconti di chi
le ha vissute. ed.Sensibili alle Foglie

sarà presente il COLLETIVO ANTIPSICHIATRICO ANTONIN ARTAUD-Pisa

In allegato la locandina

TELEFONO VIOLA -Piacenza
linea d’ascolto contro gli abusi della psichiatria
e per liberarsi dalla morsa psichiatrica

www.telefonoviolapiacenza.blogspot.it www.telefonoviola.org

Testimonianze

Riteniamo fondamentale dare voce alle testimonianze di persone che hanno avuto esperienze dirette nell’ambito psichiatrico. Inauguriamo questo specifico spazio virtuale pubblicando il vissuto di un operatore sociale anche con la finalità di stimolare la denuncia pubblica delle consuete pratiche psichiatriche anche da chi non le ha direttamente subite sulla propria pelle.La cultura manicomiale basata su pregiudizi,paure e volontà di omologare e patologizzare ogni individualità,è ancora da estirpare.Noi da tempo ci stiamo impegnando.Che ognuno fornisca il suo contributo in questo lungo e tortuoso percorso.

SERVIZIO SOCIALE E PSICHIATRIA:TRA VIOLENZE, ABUSI E SILENZI

Guida R.E.M.S. / Pericolosità Sociale

Questa guida/vademecum ha l’obbiettivo in primis di fornire informazioni legali che altrove non sono minimamente citate e in secondo piano illustrare chiaramente le modifiche che ha comportato la recente legge 81 entrata in vigore in data 31.3.2015(chiusura dei vecchi ospedali psichiatrici giudiziari e la conseguente apertura delle nuove strutture psichiatriche R.E.M.S).

Indubbiamente siamo consapevoli che in poche pagine non potevamo certamente affrontare la tematica in maniera esaustiva ma è altrettanto certo che si forniscono consigli operativi utili per chi si ritrova rinchiuso nei nuovi manicomi regionali o sottoposto a misure di sicurezza non detentive,oltre a comunicare le nostre criticità nei confronti del cosiddetto “percorso di chiusura dell’ospedale psichiatrico giudiziario” e le nostre proposte operative per liberarsi realmente da strutture e logiche manicomiali.

VISUALIZZA GUIDA

Psichiatria: Ancora persone legate al letto

Persona ricoverata presso il reparto di psichiatria(SPDC-reparto psichiatrico di diagnosi e “cura”) di PIACENZA è stata per ore legata al letto.

Per l’ennesima volta la psichiatria svela la vera natura della propria fantomatica”cura”

Ancora una volta l’indignazione ci spinge a spezzare quel silenzio che troppo spesso legittima una delle più atroci pratiche psichiatriche:la contenzione meccanica,ovverossia legare il soggetto al letto con fasce ai polsi e alle caviglie.

E la chiamano “pratica terapeutica”!

Ma di che stupirsi! In psichiatria,dove la violenza è “terapia”, queste pratiche sono la prassi.

Nel caso specifico,la persona è stata legata al letto non solo nei momenti che gli psichiatri definiscono soggettivamente “ingestibili”,ma anche nel momento in cui si voleva evitare che la persona cadesse a terra.Niente di più assurdo.Affiancando un operatore che assista la persona nel momento in cui richiede di potersi alzare dal letto,si eviterebbe,molto semplicemente,la contenzione solo in grado di creare ulteriore sofferenza. Constatiamo come troppo spesso i medici presso i vari servizi psichiatrici(in primis nei reparti di diagnosi e cura-S.P.D.C e nelle residenze a trattamento intensivo-R.T.I) calpestano,spesso con la complicità “silenziosa” di familiari e Servizi sociali(nel caso specifico i Servizi dell’ Unione montana Val Trebbia) i pochi diritti delle persone recluse(in TSO-trattamento sanitario obbligatorio o in regime volontario,che sia).La contenzione meccanica è consentita dalla legge solo per il tempo necessario per somministrare la “terapia” farmacologica:contenzione chimica con elevate dosi di psicofarmaci.E’ questa l’unica arma che la psichiatria sa mettere in campo per sedare e non certamente per “curare”, le problematicità abilmente patologizzate dagli psichiatri senza ovviamente interessarsi alle reali ragioni del malessere. Nella realtà la contenzione umilia,calpesta,distrugge la dignità dell’individuo e conseguentemente impedisce di creare le condizioni necessarie per poter affrontare le problematicità che le persone incontrano nella propria esistenza,ovverossia un reale ascolto nell’assoluto rispetto della dignità e della libertà del soggetto.Siamo consapevoli che a volte non è una passeggiata…ma è evidente che è la psichiatria non ha nessun interesse ad affrontare le questioni con modalità differenti dal patologizzare,infatilizzare e omologare la persona,ormai declassata a “malata mentale”, che cade nei suoi circoli viziosi da cui troppo spesso è difficile liberarsi.

BASTA CONTENZIONE, BASTA MANICOMI!!

TELEFONO VIOLA –Piacenza

www.telefonoviola.org antipsichiatriapc@autistici.org

Linea d’ascolto contro gli abusi della psichiatria e per liberarsi dalla morsa psichiatrica

INFORMAZIONI SUL T.S.O (Trattamento Sanitario Obbligatorio)

CHI LO DISPONE
il Sindaco del comune di residenza o presso cui ci si trova

CHI LO PROPONE
un medico (non importa se psichiatra o meno, appartenente alla struttura pubblica o privato)

CHI LO CONVALIDA
un medico PSICHIATRA operante nella struttura sanitaria pubblica (spesso l’Ufficiale Sanitario)

QUANDO PUO’ ESSERE FATTO
quando i due medici di cui sopra dichiarano:
che la persona affetta da alterazioni psichiche tali da doversi attivare urgenti interventi terapeutici;
che la stessa rifiuta tali interventi;
che non esistano alternative extraospedaliere al ricovero.

CHI VIGILA
Il Giudice Tutelare competente nel territorio del Comune che ha disposto il TSO (generalmente operante presso le preture). A lui il Sindaco deve inviare, entro 48 ore dalla firma, il provvedimento corredato dalle certificazioni mediche. Il Giudice Tutelare
assunte le informazioni del caso può convalidare o non convalidare il ricovero.

DOVE PUO’ ESSERE EFFETTUATO IL RICOVERO
solo presso i reparti psichiatrici(S.P.D.C -servizio psichiatrico diagnosi e cura)
istituiti presso gli ospedali civili

QUANTO DURA
7 (sette) giorni; rinnovabili con provvedimento del Sindaco su proposta del responsabile del reparto psichiatrico

CHI VIGILA SUL RINNOVO DEL TSO
il Giudice Tutelare. Alui Sindaco manda il provvedimento di proroga del TSO per la convalida

CHE DIRITTI ABBIAMO
1. abbiamo diritto alla NOTIFICA
del provvedimento di TSO. In assenza di questa notifica nessuno pUò
obbligarci a seguirlo o ad assumere terapie (esclusi i casi di comportamenti
penalmente rilevanti e i casi in cui si ravvisano gli estremi dello stato di necessità);
2. abbiamo diritto di presentare RICORSO
avverso al TSO al Sindaco che lo ha disposto. Questo ricorso può essere proposto anche da chi ne ha interesse (familiari, amici, associazioni…). Per ridurre i tempi conviene inviarne copia al Giudice Tutelare, specie se il ricorso parte entro le prime 48 ore dal
ricovero (quando presumibilmente lo stesso non ha ancora convalidato il
provvedimento);
3. abbiamo diritto di avanzare richiesta di REVOCA
al Tribunale, chiedendo la sospensione immediata del TSO e delegando, se vogliamo, una persona di nostra fiducia a rappresentarci al processo;
4. abbiamo diritto di scegliere,ove possibile,il reparto presso cui essere ricoverati;
5. abbiamo diritto di conoscere le terapie che ci vengono somministrate e di poter scegliere fra una serie di alternative;
6. abbiamo diritto di COMUNICARE con chi riteniamo opportuno;
7. abbiamo diritto diessere rispettati nella nostra dignità psichica e fisica. Anche se sottoposti a TSO nessuna contenzione fisica può esserci applicata, se non in via
eccezionale e per il tempo strettamente necessario alla somministrazione della terapia. Gli atti di contenzione di natura punitiva sono reati penalmente perseguibili;
8. abbiamo diritto di dettare nella nostra cartella clinica ogni informazione riguardante il nostro stato di salute e i trattamenti che riceviamo;
9. abbiamo diritto di conoscere i nomi e la qualifica degli operatori del reparto (devono indossare cartellini di riconoscimento)

Quanto al contenuto, un Trattamento Sanitario Obbligatorio può essere revocato se mancano le 3 condizioni che lo giustificano. Poiché è molto difficile appellarsi alla mancanza dello stato di urgenza o di necessità definito dall’arbitrio dello psichiatra di turno,è più funzionale far riferimento alle altre 2 condizioni. Se non vi sono omissioni e il T.S.O. risulta legale, una volta in reparto è opportuno o dimostrare che il trattamento può avvenire in luogo diverso rispetto all’ospedale, oppure accettare le cure che ci vengono somministrate. In tali casi 2 delle condizioni decadono.

A questo punto si può chiedere la REVOCA del T.S.O. al Sindaco e al Giudice Tutelare, magari allegando un’autocertificazione in cui si dichiara l’ACCETTAZIONE della TERAPIA oltre a DICHIRARALO verbalmente con i medici del reparto con la presenza di una persona di fiducia/TESTIMONE(e/o operatore TELEFONO VIOLA)

Di fronte alla presentazione di un provvedimento di T.S.O. abbiamo diritto a chiedere la NOTIFICA del Sindaco relativa al provvedimento stesso.
In mancanza o in attesa di tale notifica, che deve pervenire entro 48 ore, nessuno può obbligarci a ricoverarci o a seguire terapie, a meno che non abbiamo violato norme penali o che lo psichiatra abbia invocato lo stato di necessità regolato dall’articolo 54 del Codice Penale.

Potrebbe mancare a questo punto la notifica da parte del Giudice Tutelare che deve pervenire entro le 48 ore successive alla richiesta del Sindaco. Se la convalida del giudice non avviene entro questo lasso di tempo il provvedimento decade. Ciò significa che abbiamo tutto il diritto, ai sensi di legge, di lasciare la struttura ospedaliera in cui ci avevano rinchiuso.

In molti casi accade che i medici che firmano il provvedimento non abbiano mai né visto né visitato il paziente. Il ricovero risulta illegale e dunque il T.S.O. è invalidato. In questi casi, inoltre, i medici possono essere denunciati per falso in atto pubblico.

Il T.S.O. decade anche qualora o i medici o il Sindaco o il Giudice Tutelare, nei loro documenti abbiano omesso di specificare le motivazioni che hanno reso necessario il ricorso al ricovero coatto.

Se il provvedimento di T.S.O. è disposto dal sindaco di un comune diverso da quello di residenza, ne va data comunicazione al sindaco di quest’ultimo comune. Se il provvedimento è adottato nei confronti di cittadini stranieri o di apolidi, ne va data comunicazione al Ministero

CONSULTA:
T.S.O e T.S.V guida all’autodifesa – MODULI PER RICORSO e REVOCA T.S.O
http://www.ecn.org/panico2/download/T.S.O.%20e%20T.S.V.%20Guida%20all’Autodifesa%20[STAMP].pdf

OMICIDIO CASU – INGIUSTIZIA E’ FATTA

Il 26 Ottobre 2016, a dieci anni dalla morte di Giuseppe Casu, l’interminabile vicenda processuale legata alla sua uccisione nel reparto di psichiatria di Cagliari, è giunta alla sua assurda e grottesca conclusione: tutti innocenti i responsabili dell’assassinio di quest’uomo, unici colpevoli i militanti antipsichiatrici che hanno osato sollevare il caso. Questa tragica storia merita di essere ricordata ancora una volta, per come riassume in se la natura criminale del potere, in tutte le sue articolazioni.

Nel Giugno 2006 viene sottoposto a TSO un venditore ambulante di Quartu Sant’Elena, Giuseppe Casu. La richiesta parte dall’amministrazione comunale di Quartu (sindaco Ruggeri) impegnata in un’aggressiva campagna per cacciare i venditori ambulanti dal centro. Poiché, nonostante le numerose multe, Giuseppe Casu insiste a presentarsi in piazza con la sua motocarrozzella piena di verdure, dal comune organizzano per lui una vera e propria trappola.

Tutto avviene molto rapidamente, i giornalisti sono stati preavvisati e attendono dietro l’angolo, intervengono i carabinieri con le guardie municipali, spunta anche un’ambulanza. Gli agenti lo afferrano con la forza, di fronte a tutti, lo sbattono a terra, lo immobilizzano. Giuseppe Casu viene caricato, ammanettato alla barella e portato via. È in atto un ricovero coatto in psichiatria.

Il signor Casu non era mai stato in “cura” da uno psichiatra, il suo ricovero all’ospedale SS. Trinità di Cagliari, oltre a non avere alcuna giustificazione “medica”, è illegittimo ed illegale, infatti il giudice non ha convalidato il TSO entro la scadenza stabilita per legge. Tecnicamente si tratterebbe di abuso di potere e sequestro di persona, cosa per cui sono stati incriminati, processati, e poi naturalmente assolti, sette medici del reparto di psichiatria, a cominciare da Turri, allora primario. Dopo sette giorni di contenzione ininterrotta (legato al letto mani e piedi) e di sevizie impropriamente spacciate come “cure”, Giuseppe Casu muore.

Per la morte, non certo accidentale, di quest’uomo vengono incriminati e processati il primario Turri e la dottoressa Cantone. I periti del tribunale attribuiscono la sua morte a diversi fattori, dalla lunghissima stasi dovuta alla contenzione, a uno psicofarmaco fortemente tossico per il cuore l’Aloperidolo che gli è stato somministrato in dosi massicce assieme ad altri farmaci pericolosi e inutili. Immediatamente dopo la sua morte, i familiari e il “Comitato verità e giustizia per Giuseppe Casu” chiedono giustizia per quest’uomo e per tutta risposta i resti anatomici della vittima vengono fatti sparire dall’ospedale e sostituiti con quelli di un altro paziente! Lo scandalo che ne segue è tale che i primari dei reparti coinvolti vengono sospesi dal servizio e in psichiatria si avvia un timido tentativo di riforma, per ridurre almeno le pratiche più violente e letali. Poi, poco a poco, tutto torna come prima: viene reintegrato in servizio l’ex primario dott. Turri, che viene poi assolto nel processo di primo grado, assieme alla dottoressa Cantone. Il primario di anatomia patologica invece, dopo una prima assoluzione in primo grado, viene condannato in appello ad Aprile 2013, per aver fatto sparire i resti anatomici del signor Casu. La sparizione dei resti della vittima ha però sortito il suo malefico effetto, infatti, il 19 Settembre 2013, i giudici di appello, non potendo accertare precisamente le cause della morte di signor Casu, assolvono i medici Turri e Cantone anche nel secondo e terzo grado di giudizio. Evidentemente il delitto paga!!

Per la morte del signor Giuseppe Casu nessuno è colpevole. Colpevoli sono invece alcune/i attiviste/i, per aver volantinato davanti al reparto di psichiatria, nel 2009, quando il dott. Turri dopo un anno e tre mesi di sospensione preventiva, viene reintegrato. La rabbia per l’arroganza di questa imposizione fa loro utilizzare per il primario l’appellativo, forse poco elegante, di assassino. Nell’occasione vengono identificat* da una volante della polizia e in seguito denunciat* dagli avvocati di Turri per “diffamazione” e processat*. Assolt* in primo grado, vengono poi condannat* in appello, su richiesta della procura generale. Una condanna che ha il sapore di una intimidazione e di una vendetta.

Il messaggio è chiaro, sulla tragica vicenda del signor Giuseppe Casu va messa una pietra tombale, i responsabili, tutti inseriti nelle schiere dei poteri forti locali, non ammettono critiche. Noi siamo invece di parere opposto, per tutta la durata dei processi non abbiamo mai smesso di denunciare l’accaduto e la necessità di sostenere, anche economicamente i militant* che hanno subito una condanna, sarà l’occasione per continuare a farlo. Contro le sevizie psichiatriche di ieri e di oggi

G.A.P. Cagliari