SOCIALMENTE PERICOLOSO, 10 ANNI DI PERSECUZIONE PSICHIATRICA E GIUDIZIARIA

Cerco di riassumere soltanto il decennio di vita rubatami in nome del niente di quanto possa esser paradossale il campo della misura di sicurezza per chi è stato prosciolto per vizio di mente.
Iniziò il mio calvario nell’ottobre del 2008 quando incappai in un equivoco di polizia conclusosi con me accusati di resistenza all’arresto minacce e danneggiamento e su consiglio di un buontempone di avvocato di richiedere il proscioglimento per infermità mentale mi ritrovai catapultato nella più straordinaria ed impensabile delle
trappole infernali che la vita mi potesse far immaginare , ebbene si poco dopo la mia traduzione in OPG Montelupo fiorentino compresi le molteplici dinamiche balorde che legavano la pericolosità sociale e le già note logiche psichiatriche in ambito giudiziario (tutt’altro che l’ordinaria disciplina psichiatrica da nosocomio )dai famosi due anni che poi divennero il resto dei miei giorni non mi arresi un po’ come tutti coloro che senza alcuna speranza piuttosto che piegarsi ad una vita indecorosa si suicidavano (negli OPG a differenza dei carceri i
suicidi o gli omicidi riuscivano ad esser meglio camuffati con la storia del…pazzo ) nonostante ero uno di quelli che era ben conscio di non aver problematiche da dover assumere farmaci compresi come dovevo star al teatrino della terapia obbligatoria ben presto e riuscivo astutamente sia a schivar inutili farmaci sia a non crollare mentalmente sapendo che una speranza concreta di uscita non la possedevo dato che l’allora passaggio obbligatorio per l’uscita dall’OPG era la comunità che ovviamente si prestavano al ping pong fra OPG e rispedirli al mittente intascando a rotazione bei soldoni dalle regioni (ovviamente nessuna comunità era felice di ospitare soggetti provenienti dalla terra dei mostri non solo questione di prestigio e così organizzavano i famosi cavalli di ritorno).
Io sapevo bene che altra strada per sperare non esisteva e nonostante accettai i tempi di attesa si mostrarono oltremodo lunghi intanto cercavo di riassaporare un pochino il varco del muro del pianto uscendo quelle poche ore in permesso in attesa che chi sa quale raccomandazione per un posto a Roma uscisse e dopo due anni un ospizio per disabili mi accolse stetti li per un anno come da copione in attesa che i servizi sociali dsm mantenessero parola datami nell’affidarmi a genitori e quindi libertà vigilata a casa propria ma così non fu dichiararono i
miei genitori non idonei all’affidamento lasciando un’unica scelta finisci il resto dei tuoi giorni accettando l’ospizio per disabili da nosocomio oppure l’OPG li iniziò la mia guerra e sostenuto anche da un avvocato veramente unico e umano inizia a rifiutare lo star in struttura oltremodo squalificante e inidonea e di tutta risposta il
magistrato di sorveglianza di roma mi spediva all’opg di aversa noncurante del lecito e di quanto era ingiusta tale decisione di aggravamento nei miei confronti finì ad aversa e li riuscì finalmente a tirar giù il sipario sul finto pazzo chiedendo di valutare oggettivamente la mia presunta condizione patologica senza pregiudizio clinico difatti ottenni il riconoscimento che non ero affetto dalla patologia che mi consentì il proscioglimento e che non necessitavo di alcuna terapia psichiatrica neanche blanda …ciò nonostante rimasi 13 mesi in manicomio e successivamente affidato alla mia compagna di allora (relazione che nacque con un infermiera fra le mura dello Ospizio di disabili psichici gravi)quando usci dall’opg di aversa la cassazione si pronunciò dandomi ragione sia per l’ingiusta detenzione e sia per le motivazioni di mancanza di una perizia psichiatriche che mi condusse
all’opg ciò nonostante non mi venne manco riconosciuto un risarcimento danni ne terminò la mia odissea che dai famosi 2 anni si allungò fino ad oggi ebbene si di assurdità ne avevo sentite e di ingiustizie pure ma una cosa simile credo proprio sia da record considerando il come il tribunale di sorveglianza di Roma più passava
il tempo e meno erano intenzionati a revocare la misura consentendomi un esistenza normale non mi soffermo delle problematiche che ho incontrato nel corso degli anni e di quanto miserabili magistrati di Roma possano aver intralciato e ad oggi incenerito la mia esistenza senza che io abbia più commesso alcun crimine in un decennio esatto e ne abbia avuto condotte insane ovviamente questi 6 anni li ho trascorsi in regime di libertà vigilata con i classici obblighi e cercavo di reinserirmi socialmente con le mie capacità di artigiano in proprio come idraulico
considerando le restrizioni impostemi poco potevo per orari e per allontanamenti dal proprio comune di residenza e senza ricever nessun sostegno facevo del mio meglio nel vivere con genitori per costrizione e non per pigrizia o timore del vivere da soli in seguito conobbi una giovane ragazza da cui ebbi un figlio cosa che mi stravose nell’unica gioia che la vita mi donò seppur non era il top delle madri e delle compagne che un uomo potesse aver al suo fianco rinascevo accanto a mio figlio di ogni dramma di vita subito ristrutturai la mia casa per renderla pratica per la nuova famiglia e cercai in ogni istante di esser il magnifico padre che sempre ho sognato di esser anche se i controlli notturni a cui ero sogetto non erano proprio il top per la quiete notturna del neonato cercavo di lottare nel far capire come fossero inadeguati nella circostanza e quanto turbassero la quiete familiare ma
ebbi solo dinieghi sempre da umanissime magistrate del tribunale di sorveglianza di Roma (in dieci anni qualunque istanza o richiesta potessi avanzare a priori veniva negata) in breve nel 2017 si apriva nuovamente il terrore di un aggravamento della misura di sicurezza a causa di malfunzionamenti del mio citofono condominiale che nonostante
ampiamente dimostrati e dimostrato la mia presenza in casa tale magistrato decideva un insolita e bizzarra misura di aggravamento non solo sproporzionata ma soprattuto contro legge già decise la reclusione della casa lavoro dato che non ero da considerare malato da rems finì così a castlfranco emilia e tempo di un mese venne accolto il mio
ricorso che ne disponeva l’immediata scarcerazione ma non la conclusione dell’aggravamento originario bhe qui arriviamo al top del tragico dopo circa un anno e ben 10 anni che mai venne disposta una perizia psichiatrica il colleggio che ne disponeva la scarcerazione su controversa perizia che conclude un disturbo di personalità antisociale non necessitante di cure farmacolgiche ma che con ogni probabilità verte all’internamento rems(ex opg) con lo scenario classico degli opg uscite affidamento servizi e poi chi sa e che ad oggi non avendo più
nulla da perdere mi sottraggo con un solo quesito a voi che leggete.
Come può un uomo vivere avendo piena sfiducia delle istituzioni in nome di quale pericolosità sociale mi sono stati rubati 10 anni nel fiore della giovinezza e incenerita un esistenza avendo perso ad oggi mio figlio la mia famiglia e tutti gli affetti più cari e potendo solo narrare gli orrori visti e vissuti in fuga per sopravvivere.

UN FORTE ABBRACCIO A GIORGIO ANTONUCCI

Tra i suoi innumerevoli meriti ricordiamo che nel 1991 ha fondato con Alessio Coppola,il TELEFONO VIOLA.

Da anni riscontriamo poco interesse,impegno e volontà nell’affrontare la complessa questione psichiatrica al di là della consueta psichiatria basagliana che con la concretezza di Franco Basaglia ha nulla da condividere.
Il Telefono Viola è nato per fornire strumenti in grado di contrastare realmente la violenza psichiatrica,in tutte le sue espressioni e ben lontani da critiche esclusivamente teoriche e proclami puramente ideologici.
In questi anni la carenza di forze ha ridotto l’efficacia di alcuni interventi.Auspichiamo di poter pattuire ulteriori collaborazioni,una maggiore presenza all’interno dei reparti psichiatrici e in tutte le situazioni dove è necessario prevenire e contrastare abusi e sostenere i soggetti che esprimono la volontà di liberarsi dalla morsa psichiatrica.

Che la forza e la tenacia di Giorgio continui ad essere un riferimento fondamentale del TELEFONO VIOLA.

VIDEO-intervista a Giorgio e in PDF il libro “IL TELEFONO VIOLA”
(Elèuthera 1996)

prima parte

seconda parte

terza e ultima parte

IL LIBRO:

http://www.informa-azione.info/files/eBooks/Il_Telefono_Viola.pdf

TELEFONO VIOLA Bergamo,Reggio Emilia,Piacenza e Sicilia.

ELETTROSHOCK: MA QUALE CURA?

In merito all’articolo pubblicato sul “Il Tirreno” nella pagina di Pisa il 14 ottobre scorso abbiamo scritto un nostro articolo.
Ve lo mettiamo sotto con richiesta di farlo girare il più possibile.
Saluti
il COLLETTIVO ANTIPSICHIATRICO ANTONIN ARTAUD di Pisa

ELETTROSHOCK: MA QUALE CURA?

Come Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud da anni siamo impegnati sul territorio per contrastare gli abusi della psichiatria, ponendo particolare attenzione alle modalità e ai meccanismi attraverso i quali essa si espande sempre più capillarmente e trasversalmente.

A quasi ottanta anni dalla sua invenzione, possiamo affermare che l’elettroshock è l’unico trattamento, che prevede come cura una grave crisi organica dei soggetti indotta a tale scopo, mai dichiarato obsoleto.
Anzi, si è cercato di modernizzarlo, sin dai primi anni, infatti già nel 1943 il professor Delay mise a punto una nuova tecnica: l’elettroshock sotto narcosi, anche detta elettroshock terapia modificata.

L’elettroshock oggi viene chiamato TEC (terapia elettroconvulsiva) ma rimane la stessa tecnica inventata nel 1938 da Cerletti e Bini. Cambiare nome all’elettroshock ha aperto la via a due ordini di cambiamento: anzitutto si è assicurato il proseguimento del trattamento riducendo il dibattito alle linee guida per l’utilizzo, nei soli ambiti medici e politici; l’altro cambiamento è rappresentato dall’opinione diffusa che lo vede come pratica non più utilizzata, superata e obsoleta, allo stesso modo dei salassi per mezzo di sanguisughe. Invece si tratta sempre di far passare la corrente elettrica per la testa di un paziente, che passando attraverso il cervello, produce una convulsione generalizzata. Migliorandone le garanzie burocratiche, così come introducendo alcune modifiche nel trattamento, vedi anestesia totale e farmaci miorilassanti , non si cambia la sostanza della TEC.
Rimangono la brutalità, la sua totale mancanza di validità scientifica e l’assenza di un valore terapeutico comprovato. I meccanismi di azione della TEC non sono noti. Per la psichiatria «rimane irrisolto il problema di come la convulsione cerebrale provochi le modificazioni psichiche» e «non è chiaro quali e in che modo queste modificazioni (dei neurotrasmettitori e dei meccanismi recettoriali) siano correlate all’effetto terapeutico» (G. B. Cassano, Manuale di Psichiatria). Ma per chi subisce tale trattamento la perdita di memoria e i danni cerebrali sono ben evidenti e possono essere rilevati attraverso autopsie e variazioni elettroencefalografiche anche dopo dieci o venti anni dallo shock.
Relativamente all’attuale e globalizzato panorama d’impiego dell’elettroshock, poco trasparente e condiviso, continuiamo a porci domande come queste.
Perché questo trattamento medico – che per stessa ammissione di molti psichiatri che lo hanno applicato e che continuano ad applicarlo – utilizzato in passato come metodo di annichilimento dell’umano, come strumento di tortura, come mezzo repressivo contro la disobbedienza, non viene dichiarato superato dalla storia?

È sufficiente praticare un’anestesia totale per rendere più umana e dignitosa e legittima la sua applicazione?
Durante la sua applicazione pratica, si sta ancora immettendo corrente elettrica verso il cervello di un proprio simile oppure si effettua un intervento equiparato ad ogni altra operazione chirurgica peraltro senza usare bisturi?
Possono dei benefici temporanei, che per avere effetto devono comunque essere accompagnati dall’assunzione di psicofarmaci, essere un valido motivo per usare questo trattamento?
Si possono ignorare gli effetti negativi dell’elettroshock?

Ci teniamo a ribadire che nonostante le vesti moderne l’elettroshock rimane una terapia invasiva, una violenza, un attacco all’integrità psicologica e culturale di chi lo subisce. Insieme ad altre pratiche psichiatriche come il TSO, l’elettroshock è un esempio, se non l’icona, della coercizione e dell’arbitrio esercitato dalla psichiatria. Il percorso di superamento dell’elettroshock e di tutte le pratiche non terapeutiche deve essere portato avanti e difeso in tutti i servizi psichiatrici, in tutti i luoghi e gli spazi di cultura e formazione dove il soggetto principale è una persona, che insieme ai suoi cari, soffre una fragilità.
Per chiunque voglia approfondire l’argomento, come collettivo abbiamo scritto il libro “ELETTROSHOCK. La storia delle terapie elettroconvulsive e i racconti di chi le ha vissute.” Edizioni Sensibili alle foglie 2014. Questo libro propone un viaggio nella storia delle shock terapie, che precedono e accompagnano l’applicazione della corrente elettrica al cervello degli esseri umani e delle testimonianze di persone in carne ed ossa, che sono state sottoposte all’elettroshock. Lo trovate sul nostro sito scaricabile gratuitamente www.artaudpisa.noblogs.org

COLLETTIVO ANTIPSICHIATRICO ANTONIN ARTAUD, Via San Lorenzo 38 Pisa, tel. 3357002669 antipsichiatriapisa@inventati.org www.artaupisa.noblogs.org

PSICHIATRIA/LIBERTA’ D’ESPRESSIONE

Ciao, mi chiamo Giuseppe ho 34 anni e dal 2002 che sono seguito dalla
psichiatria, con una pausa dal 2004 al 2010.
All’ inizio circa gli inizi del 2003 il primo psichiatra che ho avuto mi
ha dato un ansiolitico e un antidepressivo poi mi ha dimesso nel 2004.

Nel corso degli anni ho avuto una forte delusione amorosa e nel 2010 con
le richieste insistenti di mia madre dopo molte discussioni da parte mia
di cui non volevo più tornare in psichiatria, ma alla fine sono
ritornato; MAI L’AVESSI FATTO..!,
subito dalla prima seduta mi ha dato un potente antipsicotico il Serenase.
Devo dire che alternavo ad inferni a paradisi momentanei, come molti
olistici parlano dei cicli della mente, ma sentivo LA VITA!! (il contatto
con le proprie emozioni).
Dopo già 2 mesi dalla somministrazione delSerenase ,dormivo 2 giorni o 3 giorni quasi di fila per stare sveglio tutta la notte ma soprattutto, alla bocca dello stomaco l’emozione più distanti una sorta di”sentirmi meno”, poi mi hanno cambiato vari
antipsicotici e antidepressivi, io non volevo prenderli ma abitando con
i miei genitori, mia madre MI OBBLIGAVA A PRENDERE I FARMACI!,

Nel 2014 sono andato a convivere con la mia ragazza e da li dopo un mese, lo
so è troppo presto, ma mi sono tolto i farmaci; da 95 kg nel giro di 3
mesi sono tornato al mio peso forma 68 70 kg ma la cosa straordinaria
SENTIVO L’ EMOZIONI CHE RITONAVANO VISPI COME UN TEMPO, (mi sentivo di
più!!).

Nel capo d ‘anno del 2015 mi hanno fatto il TSO perché non prendevo psicofarmaci e da li ho iniziato a sentirmi di meno l’ansia ma soprattutto l’emozioni calcificandosi la ghiandola pineale.
Ho i valori sballati sto ingrassando da 70 kg a 95.Parlandone con la psichiatra lei mi ha risposto che non è il farmaco (somministrato per fiala/depot).Quando ho tolto gli psicofarmaci in 3 mesi sono dimagrito 20 kili, da quando mi hanno ridato i farmaci sono ingrassato e per di più la mia ex ragazza prendeva lo stesso farmaco in depot ed è ingrassata e quando è stato eliminato è dimagrita.

Attualmente sono ancora seguito…come solo loro sanno fare.Nessun ascolto,nessuna considerazione di quello che gli dici,nessuna empatia,nessun confronto.Non siamo rami secchi,ma persone degne di rispetto! Sono loro a creare forte dipendenza dai loro “servizi”e impedire di migliorare la situazione di molte persone,troppe…

DONAZIONI

PER CHI VUOLE SOSTENERE ECONOMICAMENTE IL PROGETTO DEL TELEFONO VIOLA:

per mezzo di DONAZIONI e per chi gestisce spazi che si rendono disponibili ad organizzare iniziative BENEFIT.

Il Telefono Viola,ad oggi, opera su basi spontanee, umane e volontarie.
Le spese relative alla gestione del “servizio” telefonico, piuttosto che il supporto di coloro che rischiano di cadere nella morsa psichiatrica o per chi è già ostaggio della psichiatria, sono prevalentemente frutto di una politica di autofinanziamento,sostenuta da chi crede nel progetto.

Per poter rimarcare con maggior puntualità e sistematicità le rivendicazioni,di chi è spesso in solitudine ad affrontare la pressione dei servizi psichiatrici.
Per sostenere concretamente i soggetti che hanno deciso di camminare per sentieri,spesso impegnativi e tortuosi,finalizzati all’emancipazione dalla psichiatria e dalle sofferenze esistenziali.
Perchè quei sentieri siano sempre più percorribili per un maggior numero di persone.

Si chiede quindi,oltre che un coinvolgimento in termini di
tempo,competenze,idee,laddove possibile,UN CONTRIBUTO ECONOMICO.

Per poter continuare a sostenere le situazioni di emergenza e per ampliare le prospettive di intervento.

Non si vuole mettere in discussione un’approcio non specialistico,bensì riportare il tema alla portata di tutti.
Trovare soluzioni attraverso una consapevolezza e una pratica popolare e concreta che certamente deve essere sostenuta anche economicamente perchè possa essere realmente continuativa.

Per creare sempre più precedenti di resistenza e complicità per opporsi CONCRETAMENTE al diktat imposto dai servizi psichiatrici(territoriali,ospedalieri e residenziali), interrompere processi di disumanizzazione e progressiva istituzionalizzazione,è necessario avere strumenti multidisciplinari.
Risorse REALI fruibili al fine dell’emancipazione dei “pazienti”. Incidere nella quotidianità di quest’ultimi e riproporre il tema dei diritti che vengono altrettanto
quotidianamente calpestati,dalla gestione psichiatrica del cosiddetto”disagio”.

Questi,in sintesi,sono i motivi che ci spingono a richiedere un SOSTEGNO ECONOMICO.
Comprenderne l’urgenza è quindi un passo verso una maggiore ed efficace azione.

Prima di fornirci un sostegno economico contattate una sede del TELEFONO VIOLA.

Grazie!!

Gli operatori del TELEFONO VIOLA di Bergamo,Reggio Emilia,Piacenza,Sicilia.
www.telefonoviola.org

AMMINISTRAZIONE DI SOSTEGNO E PSICHIATRIA

Buongiorno
Ho 56 anni e vivo nelle Marche.
Proverò a sintetizzare la mia storia. Nel 2011 ho subito una truffa,
sono rimasta senza casa. I miei vicini mi suggeriscono di rivolgermi ai
servizi sociali, errore! Viene nominato dal tribunale, a mia tutela, un
giovane amministratore di sostegno, funzionario dei servizi sociali. Dal
2011 ad oggi con la sua poco oculata e lungimirante amministrazione mi
ha lasciata senza un centesimo ( ha bruciato più di 50.000 euro ).
Faccio un passo indietro. Dopo la morte improvvisa per tumore al
pancreas di mia madre, 2010, mi rivolgo ad una psichiatra del centro di
igiene mentale per avere un aiuto farmacologico. Era una psichiatra
dalla quale ero andata altre volte in passato sempre in periodi
difficili della mia vita.

Io sono contraria all’assunzione di farmaci quando esiste una terapia alternativa.

Invece la psichiatra mi prescrive un farmaco molto forte, Zyprexa. Il mio medico di base, che mi conosce da molti ann,i mi dice che quel farmaco non va bene per me.
Farmaco che io senza riferirlo alla psichiatra ho smesso di assumere dopo un po’
di tempo. Nel 2016 mi danno lo sfratto ed io mi lamento in alcune mail
con l’amministratore di sostegno che d’accordo con la psichiatra ( non
lo posso dimostrare ma ne sono più che sicura ) mi fa un ASO. Due
vigili mi sono venuti a prendere all’ora di cena mentre ero a casa di
una mia amica che mi aveva dato ospitalità. Mi dicono che la psichiatra
mi vuole vedere e che poi, finita la visita, mi riporteranno a casa.
Invece, una volta al pronto soccorso, la psichiatra dietro minaccia di
ricovero contenuto mi costringe a firmare un foglio in cui io accetto di
essere ricoverata nel suo reparto. Ci sono stata ben 34 giorni durante i
quali ho provato a chiedere di essere dimessa perché io stavo bene.
Inutile! Mi hanno somministrato farmaci e mi hanno fatto firmare un
foglio il giorno dell’uscita in cui io mi impegnavo a sottopormi a
terapia. Subito dopo l’amministratore di sostegno ha fatto domanda
all’Inps per la pensione di invalidità senza dirmi niente. Lei sapeva
che io non avevo più soldi, ma lo sapeva anche la psichiatra e sapevano
che non stavo lavorando e che ero rimasta sola, nessun familiare su
cui poter contare. Quindi gioco facile.

I servizi sociali non mi avrebbero dato un centesimo e se mi avessero dato la pensione, secondo loro, avrei risolto i miei problemi economici.

La commissione medica mi ha giudicata invalida al 75% in base a quanto scritto dalla psichiatra nel 2013 sempre con la domanda dell’amministratore di sostegno fui
chiamata a visita e mi riconobbero il 50% di invalidità. Sempre con la
diagnosi della psichiatra alla quale io mi ero rivolta. Aggiungo che di
questa dottoressa si dice che tenda ad abusare dei farmaci. Al momento
della visita avevo sospeso l’assunzione dei farmaci prescritti da
parecchio tempo). Io non ho accettato la pensione perché considero una
violenza il ricovero coatto e perché penso che sia stata una manovra
poco onesta per risolvere i miei problemi economici e non essere più un
peso per i servizi sociali. C’è gente con problemi più gravi dei miei
che avrebbe diritto ad una pensione di invalidità.

Voglio denunciare sia la psichiatra che l’ amministratore ma non so se ci sono i
presupposti.

Penso sarà molto difficile riuscire a dimostrare gli
errori commessi dalle due ” professioniste”. Ultima cosa, nella mia
cartella clinica non c’è scritto in modo dettagliato il motivo del
ricovero. Ed io la sera in cui fui portata al pronto soccorco chiesi
alla psichiatra di spiegarmelo, ma da lei non arrivò alcuna risposta.

L’AMMINISTRATORE DI SOSTEGNO HA RITIRATO I SOLDI DELLA PENSIONE,
ARRETRATI COMPRESI, E CONTINUA A FARLO QUANDO SA BENISSIMO CHE AVREBBE
DOVUTO APRIRE UN CONTO CORRENTE CONGIUNTO, MA VISTO IL MIO RIFIUTO NON
LO HA POTUTO FARE. IL GIORNO 21 SARÀ SOSTITUITO. Spero di essere
stata chiara.

Cordiali saluti.

…DA PAVIA

Sono stato ricoverato per la prima volta nel 2014 in seguito ad un forte contrasto emotivo con la struttura che mi ha preso in carico da molti anni a causa del mio comportamento/carattere non idoneo alla vita sociale ed economica del paese. Ho sempre avuto difficoltà di inserimento sociale e lavorativo per via del mio modo di essere e di pensare contrastante con il Sistema Italia. Per “protesta” mi sono progressivamente isolato dal mondo fino a chiudermi in casa e non uscire mai. Insomma secondo il mondo esterno soffrivo di una forte depressione (e le cause non interessano a nessuno?) che andava assolutamente curata. Quindi sono stato sbattuto al CSM a incontrare mensilmente uno psichiatra e ad assumere psicofarmaci che col passare degli anni si sono moltiplicati, partendo da uno sono arrivato a tre e le dosi sono state sempre progressivamente alzate.
Dopo un periodo di tempo abbastanza lungo e molto collaborativo da parte mia, anche a causa di una vicenda molto dolorosa che mi è accaduta, ho avuto la mia prima reazione ostile al servizio (da loro chiamato attacco psicotico), ho semplicemente protestato in maniera molto emotiva, ma non ho aggredito nessuno fisicamente ne ho rotto niente, del fatto che non mi sentissi curato dal loro sistema, ma l’opposto. La loro cura consiste nel reprimere sempre di più le emozioni negative della vita (rabbia naturale o attacco psicotico?) usando gli psicofarmaci che bloccano tutto il nostro organismo opprimendolo in maniera mai vista prima nella storia umana. Una volta si usavano le catene, adesso si usano queste sostanze chimiche di alta scienza dette psicofarmaci. Le presentano come medicamenti, quindi dobbiamo pensare che siano per il nostro bene e che loro abbiano tutto l’interesse per curarci e renderci felici, siccome noi siamo resi infelici dalla malattia mentale. Un modo per stigmatizzarci, farci sentire in colpa, diversi dagli altri, esclusi. E’ molto triste la realtà quando inizi ad avere una reale consapevolezza di quello che ti fanno. Quasi impossibile uscirne, ti senti in trappola, imprigionato per sempre nel loro sistema di cure, nel manicomio (era magicamente stato abolito, ma nella sostanza si è solo evoluto meglio).

Dopo aver avuto il contrasto con gli operatori psichiatrici sono stato circondato in maniera molto minacciosa da tutti gli operatori presenti (psichiatri, infermieri) e sono stato costretto di fatto al ricovero coatto durato tre settimane e ad un immediato ricovero di 6 mesi in una struttura esterna, una cosiddetta comunità. Mi è stata cambiata totalmente la terapia farmacologica prescrivendomi un depot (iniezione a lento rilascio), Così da farmi sentire ancora più soggiogato e prigioniero. Nel frattempo però erano aumentate nei miei confronti delle finte attenzioni amorevoli che non facevano altro che aumentare il controllo nei miei confronti.
Infine sono stato ricoverato una seconda volta due anni dopo perché non mi sono presentato all’iniezione e li avevo veramente voglia di morire, perché ti senti annichilito e senza speranze di una vita dignitosa. Essere un paziente psichiatrico vuol dire avere meno diritti di qualsiasi altro membro della società, se hai consapevolezza mentre ti accade tutto ciò è terribile, molti pazienti finiscono per convincersi che hanno diritto alle cure e che è un sistema che li tutela.
La mia esperienza è stata questa, non credo che cambino le cose visto quello di cui è capace l’essere umano, la sua crudeltà, la sua meschinità, la sua bassezza. Sono stato punito perché ho osato protestare contro questa struttura umana? Giudicate voi.

Voghera(Pavia) – giugno 2017

ELETTROSHOCK

TELEFONO VIOLA di PIACENZA organizza:

VENERDI’ 23 GIUGNO

presso la COOPERATIVA INFRANGIBILE – via Alessandria 16 – PIACENZA

ore 20 BUFFET VEGAN DI AUTOFINANZIAMENTO

ore 21 BREVE PRESENTAZIONE TELEFONO VIOLA
PRESENTAZIONE del libro “ELETTROSHOCK”
La storia delle terapie elettroconvulsive e i racconti di chi
le ha vissute. ed.Sensibili alle Foglie

sarà presente il COLLETIVO ANTIPSICHIATRICO ANTONIN ARTAUD-Pisa

In allegato la locandina

TELEFONO VIOLA -Piacenza
linea d’ascolto contro gli abusi della psichiatria
e per liberarsi dalla morsa psichiatrica

www.telefonoviolapiacenza.blogspot.it www.telefonoviola.org

TESTIMONIANZE

Riteniamo fondamentale dare voce alle testimonianze di persone che hanno avuto esperienze dirette nell’ambito psichiatrico. Inauguriamo questo specifico spazio virtuale pubblicando il vissuto di un operatore sociale anche con la finalità di stimolare la denuncia pubblica delle consuete pratiche psichiatriche anche da chi non le ha direttamente subite sulla propria pelle.La cultura manicomiale basata su pregiudizi,paure e volontà di omologare e patologizzare ogni individualità,è ancora da estirpare.Noi da tempo ci stiamo impegnando.Che ognuno fornisca il suo contributo in questo lungo e tortuoso percorso.

SERVIZIO SOCIALE E PSICHIATRIA:TRA VIOLENZE, ABUSI E SILENZI